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Autostrade, scontro sulla concessione. Di Maio: “Pd ha preso i soldi”. Renzi: “Bugiardo”

Foto AP-LaPresse - Tutti i diritti riservati

Volano gli stracci tra maggioranza e opposizione. La politica, nonostante gli appelli ad abbassare i toni, riesce comunque a trovare lo spunto per far scoppiare la polemica. Anche con accuse gravi. La miccia è l’annuncio del governo di voler revocare le concessioni ad Autostrade per l’Italia dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova. Il vicepremier e capo politico del M5S, Luigi Di Maio, assicura che non ci sarà alcun ripensamento: “In passato i termini in scadenza sono stati prorogati perché si finanziavano legalmente le campagne elettorali a destra e a manca. A me non l’ha pagata Benetton e quindi abbiamo la libertà di poter recedere da questi contratti”.

Un guanto di sfida lanciato ai protagonisti dei governi precedenti, guidati da Paolo Gentiloni e Matteo Renzi. Infatti il predecessore di Conte rintuzza: “Il teatrino di proclami, minacce, insulti e baggianate è insopportabile. E che il governo lo alimenti è inaudito”. E l’ex segretario del Pd reagisce con ancora più vigore: “Chi come Luigi Di Maio dice che il mio governo ha preso i soldi da Benetton o Autostrade è tecnicamente parlando un bugiardo. Se lo dice per motivi politici invece è uno sciacallo”, scrive sui suoi canali social. “Il mio governo non ha preso un centesimo da questi signori, che non hanno pagato la mia campagna elettorale, né quella del Pd, né la Leopolda”.

Dichiarazioni che innescano la controreplica del ministro dello Sviluppo economico: “Renzi dice che Benetton non ha finanziato il Pd né la Leopolda. Non dice niente delle altre fondazioni legate a doppio filo col suo partito. La sua parola per gli italiani vale zero”. Di Maio invita a pubblicare “tutti i nomi dei finanziatori del Pd dalla sua nascita a oggi e di tutte fondazioni ad esso collegate. Carta canta”.

La ‘scazzottata’ social si è poi allargata anche ad altri esponenti dei due partiti. Tra i primi a unirsi alla ‘zuffa’ è il pentastellato Danilo Toninelli: “Il gruppo Benetton ha finanziato partiti e campagne elettorali. Chi dice il contrario ci faccia prima vedere i conti del partito e delle tante fondazioni politiche. Il M5S non ha mai preso un euro e per questo possiamo agire con le mani libere”.

Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti risponde il presidente del Pd, Matteo Orfini: “I nostri conti sono pubblici, immagino che la richiesta valga anche per la Lega. O sbaglio?“. Inoltre, il segretario dei democratici, Maurizio Martina, da Genova, definisce “vergognose” le uscite di Di Maio che “ne risponderà a tempo debito”. Mentre il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci, ipotizza che “per coprire le proprie sottovalutazioni (purtroppo non era una favoletta il crollo del ponte Morandi) e la propria inadeguatezza, il governo mette in moto una vera e propria macchina del fango contro l’opposizione”.

Al contrattacco altri pezzi di governo Cinquestelle, come i sottosegretari Stefano Buffagni (“Morti, feriti, soccorritori ancora in azione e questi pensano agli azionisti? Con il Pd che continua a difendere i Benetton… Renzi taccia”) e Manlio Di Stefano (“Renzi ha fatto arricchire i signori delle autostrade”). Nell’arena si butta anche l’ex viceministro alle Infrastrutture, il socialista Riccardo Nencini, che ammonisce: “Si piangono i morti e già sono iniziate le polemiche, prima ancora che la magistratura abbia accertato le responsabilità”. Ma la miccia ormai è accesa e nessuno sembra aver voglia di prendere il secchio dell’acqua per spegnerla.

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