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Biella, pm archivia accusa di molestie: “Sotto il seno non è zona erogena”

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Archiviare le accuse di una lavoratrice nei confronti del suo diretto superiore in azienda perché “non è chiaro se il toccamento” avvenuto in maniera “repentina” sia “sul seno”, che è una “zona erogena”, o “immediatamente sotto” – che non lo sarebbe – ma anche perché la descrizione degli episodi di violenza o molestie sessuali non sarebbe “sufficientemente precisa” quando la donna afferma, in due passaggi della querela, che il 51enne prima le “sfiorava il fondoschiena” e poi che “in maniera lasciva appoggiava e toccava con la mano il fondoschiena”. Con queste parole la Procura di Biella ha chiesto l’archiviazione delle accuse di violenza e molestie sessuali nei confronti di un 51enne responsabile del reparto di Finissaggio e Rammendo della Lanificio – Ferla Egidio spa di Valdilana, nel biellese, denunciato da una dipendente con 26 anni di anzianità nell’impresa che si ritiene vittima di “condotte mobbizzanti e persecutorie” che hanno generato uno stato di “shock e terrore” fra cui “comportamenti vessatori e sessualmente molesti” a partire dal settembre 2013, dopo aver respinto le avances del nuovo responsabile del suo reparto. Il pm ha chiesto l’archiviazione anche per le accuse di maltrattamenti perché un “luogo di lavoro” non è un “ambiente familiare”.

La querela della donna è stata ritenuta tardiva

Tra i motivi della richiesta di archiviazione la Procura sottolinea la querela tardiva, presentata a luglio 2024 dopo che la donna si era dimessa a marzo dello stesso anno, per fatti “avvenuti prima della data del licenziamento”. Con la 50enne che ha spiegato in vari passaggi di non aver denunciato in passato per timore di perdere l’unica fonte di sostentamento e reddito e, in particolare, dopo un infortunio sul lavoro del 18 marzo 2017 e la diagnosi di “sclerosi multipla” nel giugno 2017 che l’hanno costretta a periodi forzati di inattività e al cambio di mansioni nell’impresa. Periodo in cui avrebbe cominciato a esserle impartito il divieto di “interagire con altri colleghi” e la ricerca “continua di informazioni sulla sua vita privata”. La scelta della Procura di Biella sarebbe invece dettata dalla necessità di “tutelare anche il diritto di difesa” di una persona che “difficilmente potrà difendersi se chiamata a rispondere di fatti commessi molti anni prima e senza che ne venga fornita una chiara collocazione temporale”.

Contro l’uomo c’erano solo le dichiarazioni dell’ex impiegata

Inoltre i “pregressi contrasti”, scrive il sostituto, rendono difficilmente “pronosticabile” una condanna sulla base delle “sole dichiarazioni” dell’operaia nonostante le testimonianze di alcuni colleghi che “non hanno assistito direttamente ai fatti” sembrano “avvalorare” quella ricostruzione. Fra queste una dipendente che sentita a settembre 2024 ha affermato che il 51enne avrebbe “preso di mira” la vittima notando “atteggiamenti e richieste che andavano oltre il rapporto di lavoro”. Così come un altro collega ha raccontato di aver ricevuto dall’indagato “richieste riguardo ai suoi rapporti personali” con la donna e “pressioni per adottare condotte mobbizzanti e discriminatorie contro di lei”. Del mobbing e delle molestie sessuali “sembrano quindi sussistere indizi” non “precisamente descrivibili e collocabili nel tempo e nello spazio”, conclude il pm chiedendo al gip di archiviare il fascicolo e invitando la 51enne, assistita dalle avvocate Cristina Morrone e Lara Ferrara del foro di Milano, a non “forzare” l’ambito della “tutela penale” e rivolgersi invece al “giudice del lavoro”.

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