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Calcio, l’Italia nel pallone: batoste Champions e l’Irlanda del Nord incombe

Foto AP-LaPresse - Tutti i diritti riservati

L’Italia fuori dal calcio d’elite per manifesta inferiorità. Nell’anno del Mondiale il calcio italiano sprofonda nella coppa più prestigiosa d’Europa rimediando una serie di batoste, cartina di tornasole di un intero movimento che arranca da tempo.

Lo testimonia il percorso faticoso della Nazionale azzurra che rischia la terza consecutiva mancata partecipazione al torneo iridato e che tra 15 giorni cercherà di evitare una nuova Apocalisse, sfidando l’Irlanda del Nord, proprio a Bergamo, lì dove si è consumato l’ennesimo flop italiano. Il 6-1 subito martedì scorso dall’Atalanta, issata a salvatrice del calcio tricolore dopo che a febbraio si erano persi per strada i campioni d’Italia del Napoli (fuori già nella fase a girone unico), gli ex scudettati dell’Inter e la Juventus, è l’ennesimo schiaffo ad un sistema in crisi a partire dalle sue fondamenta. Mentre negli altri sport l’Italia eccelle riscrivendo persino la storia (dalla pioggia record di medaglie alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina alle imprese di discipline di nicchia come rugby e baseball che hanno sfatato tabù secolari, battendo per la prima volta mostri sacri dei rispettivi sport come Inghilterra e Stati Uniti) il pallone mai come in questo periodo appare così sgonfio e preso a calci in maniera brutale dagli avversari.

Troppe sconfitte ‘tennistiche’

Il 6-1 dei bergamaschi si aggiunge alle tre sconfitte ‘oversize’ degli ultimi dieci mesi. Nessuno dimentica lo score da record del Psg nella finale contro l’Inter vinta per 5-0 il 31 maggio. E resteranno nella memoria collettiva il 6-2 del Psv sul Napoli nella fase a girone unico, il 5-2 del Galatasary sulla Juventus ai sedicesimi e i cinque gol presi dall’Inter contro il Bodo tra andata e ritorno. In tutto questo scoramento di risultati si aggiunge il 7-1 complessivo che ha inflitto la Norvegia all’Italia nelle qualificazioni mondiali.

Quella di Bergamo non è stata dunque una figuraccia dell’Atalanta (settima forza del campionato), ma lo è invece della intera serie A e del calcio italiano che non avrà, a meno di un improbabile se non impossibile risveglio della Dea contro i panzer tedeschi del Bayern, nessuna squadra ai quarti di finale. L’Italia del pallone è dunque di fronte ad un disastro culturale sportivo che deve farci riflettere. Il problema nasce nei settori giovanili e sale di livello, fino ad arrivare all’apice del sistema. L’Europa è lo specchio di una Italia calcistica dove – a detta di molti ex che hanno vissuta l’epoca d’oro – si gioca a un ritmo inferiore rispetto agli standard internazionali. Quando le squadre italiane affrontano avversari europei che corrono, pressano e accelerano, faticano a tenere il passo. E anche la qualità tecnica appare in calo: si segna sempre meno e ci sono sempre meno giocatori di alto livello.
Più che una crisi di identità (evidente) lo è principalmente di intensità, coraggio e qualità che ne limita la competitività internazionale. Insomma troppa tattica e poca tecnica, troppo gioco all’indietro e poca corsa. In un mondo che gioca un calcio verticale l’Italia resta in posizione orizzontale. E il pallone invece che andare avanti rotola indietro. Questione anche di sistema e comportamenti, come sottolinea il capitano campione del mondo di Spagna ’82 Dino Zoff: “Il momento è preoccupante ma non è una crisi tecnica o tattica, siamo all’avanguardia su tutto. E dal lato della preparazione fisica non siamo inferiori a nessuno ma se ad ogni contatto è un fischio e perdiamo mezz’ora al Var i ritmi vanno a farsi benedire. Così si corre meno rispetto agli avversari”. Alla sfida contro l’Irlanda del Nord, dove il primo avversario da battere sarà la paura, il pallone tricolore non poteva avvicinarsi nel modo peggiore “ma il nostro calcio pur avendo qualche problema è superiore a questi avversari”. Serve tutto, anche aggrapparsi all’ottimismo di Zoff.

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