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Ex Ilva, il Governo: “Rammarico per lo stop al confronto con i sindacati”

Foto AP-LaPresse - Tutti i diritti riservati

Il Governo ha espresso rammarico per la decisione delle organizzazioni sindacali di non accettare la proposta di proseguire il confronto sul futuro dell’ex Ilva. In una nota diffusa da Palazzo Chigi, l’Esecutivo sottolinea che l’obiettivo era quello di continuare il dialogo anche sugli aspetti tecnici emersi durante la discussione, per arrivare a una soluzione condivisa sulla gestione dello stabilimento.

Palazzo Chigi: “Disponibili ad approfondire tutti i punti, anche i più controversi”

Nonostante la rottura del tavolo, il Governo ribadisce la propria disponibilità a proseguire il confronto, affrontando nel dettaglio “tutti gli aspetti e i rilievi più controversi” sollevati dai sindacati. L’Esecutivo resta impegnato nel trovare una gestione operativa efficace dell’azienda, in questa delicata fase di transizione. La vertenza sull’ex Ilva resta uno dei temi centrali dell’agenda industriale nazionale, con riflessi significativi sull’occupazione e sulla produzione siderurgica italiana.

Palombella: “Presentate proposte inaccettabili per fare cassa su lavoratori”

“Noi non abbiamo deciso di rompere nulla. Abbiamo deciso consapevolmente e con senso di responsabilità di interrompere il confronto e di ascoltare i lavoratori. È stato un confronto duro ci hanno presentato delle proposte inaccettabili perché partono da un presupposto, utilizzare i lavoratori per fare cassa”. Così Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm, al termine dell’incontro con il Governo presso la Presidenza del Consiglio, alla domanda se sia rottura con il Governo. “Aumenta in maniera esponenziale il numero dei lavoratori in cassa integrazione fino ad arrivare a 6000, non c’è una spiegazione sulle gare aperte e non c’è un piano industriale”, prosegue.

De Palma: “Presentato di fatto piano chiusura, contrasteremo”

“Di fatto è stato presentato un piano di chiusura: sono migliaia di lavoratrici e lavoratori che finiscono in cassa integrazione. Non c’è un piano con un sostegno finanziario per il rilancio e la decarbonizzazione. Quindi abbiamo deciso unitariamente come Fim, Fiom e Uilm di andare dai lavoratori e spiegare che la scelta del Governo per quanto ci riguarda è una scelta che noi contrasteremo con tutti gli strumenti possibili. Perché è impensabile che il fallimento della gestione avvenuta sinora sia scaricata sui lavoratori. Abbiamo chiesto al Governo di ritirare il testo che ci era stato presentato. E sono mesi che chiediamo un incontro per capire come stanno andando le trattative con quelli che si sono presentati. Invece, si sono presentati con un testo c9n addirittura la chiusura delle cokerie. Questo non c’entra nulla con il piano che avevamo condiviso con i commissari, di rilancio e di ripartenza”. Così Michele De Palma segretario generale Fiom-Cgil dopo l’incontro col Governo sull’ex Ilva.

Uliano: “Situazione drammatica, si fa cassa su lavoratori”

Siamo andati a “questo incontro sperando che ci fossero delle proposte concrete rispetto a un piano di rilancio con degli offerenti che ad oggi non sappiamo neanche che tipo di prospettiva hanno in mente come piano industriale e abbiamo avuto la sorpresa da parte del governo di collocare in cassa integrazione fra tre giorni altre 1200 persone, quando non è cambiato nulla rispetto al mancato accordo di qualche settimana fa”. Così Ferdinando Uliano segretario generale FIM CISL, dopo l’incontro con il governo sulla ex Ilva. E aggiunge: “Con la prospettiva di fermare un’attività, quella delle batterie ,delle cokerie: è chiaro che questo è un elemento dal nostro punto di vista che non può essere condiviso perché non ci sono neanche nelle condizioni di trovare un nuovo acquirente. Qua siamo a una messa in discussione del piano di ripartenza che avevamo condiviso con il governo per il quale loro si erano impegnati a finanziarlo. Si è deciso di fare cassa con i lavoratori. Oggi abbiamo compreso che non c’è più quella disponibilità. Quindi noi ci presenteremo ai lavoratori illustrando questa situazione drammatica che si sta prospettando perché parlare di 6.000 persone in cassa integrazione su 10.000 significa che stiamo parlando di fatto di una messa in discussione del proseguimento dell’attività produttiva di questo impianto e quindi con i lavoratori decideremo le iniziative da fare”, conclude Uliano.

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