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Governo, Meloni lavora a decreto energia

Foto AP-LaPresse - Tutti i diritti riservati

Intervenire subito, con misure pronte all’uso, da varare nei primi quindici giorni di Governo, contro il caro bollette, per dare fiato a famiglie e imprese. Giorgia Meloni sceglie il villaggio Coldiretti come prima uscita pubblica dopo il voto. L’intento è chiaro, anche il ‘palco’ è il messaggio. La priorità è affrontare le difficoltà che rischiano di mandare in crisi le piccole e medie imprese e – di conseguenza – in recessione il Paese. La leader FdI è netta: “Se dovessimo essere chiamati a governare questa nazione, vorrei fosse chiaro e subito che abbiamo bisogno di dare risposte chiare e immediate ai problemi della nazione”, scandisce, sottolineando di aver deciso di “limitare” al massimo interviste o piazze per dedicarsi “anima e corpo per affrontare i dossier più urgenti che la politica dovrà affrontare nelle prossime settimane e mesi”.

Meloni condivide la sua “preoccupazione” con Silvio Berlusconi. I due si incontrano ad Arcore di buon mattino e concordano sulla necessità di arrivare “pronti” al Governo, in termini di squadra, certo, ma anche di messa a terra delle soluzioni sin qui solo proposte. Per questo, ammette la premier in pectore, i contatti con il Governo in carica sono “costanti”. Mario Draghi ha chiara la necessità di consegnare a colei che – salvo sorprese – gli succederà a palazzo Chigi un esecutivo ‘chiavi in mano’. Per questo ogni ministro è stato invitato a chiudere in modo celere ed efficace le consegne, a partire dai target Pnrr ancora da portare a casa. Una parte del rebus, ovviamente, è rappresentato dalle risorse, non avendo Roma a disposizione i 200 miliardi messi sul tavolo da Berlino. Meloni, però, va a monte: “Il problema non è trovare altre risorse da regalare alla speculazioni, bisogna”, ma bisogna trovarle “evitandola”. Avanti, quindi, con la strategia europea, in un gioco di sponda che per ora sta conducendo il titolare del Mite Roberto Cingolani. E se il diretto interessato ripete a tutti i suoi interlocutori che la sua esperienza al Governo è finita, non si disperdono i rumors circa una sua possibile riconferma.

Per il resto, il lavoro sulla squadra continua. Silvio Berlusconi ha chiesto alla leader di FdI “pari dignità” rispetto alla Lega e i desiderata del Cav potrebbero essere accontentati, dal momento che l’orientamento sarebbe quello di concedere quattro ministeri al Carroccio e quattro a FI, mentre il resto della squadra sarebbe composta da uomini di FdI e tecnici (nonostante la contrarietà di Berlusconi). Matteo Salvini, pur intendendo giocare fino all’ultimo la partita sul Viminale (dove in testa rimane Matteo Piantedosi), semina alcuni indizi chiave sulle caselle considerate rilevanti. “La difesa di agricoltori, allevatori e pescatori italiani sarà una priorità del nostro governo, che nascerà a breve grazie alla vostra fiducia”, cinguetta postando una foto con i vertici Coldiretti e alimentando le voci secondo le quali la scelta del leader potrebbe ricadere sulle politiche agricole. E’ poi con una nota del Carroccio che arriva un secondo messaggio in bottiglia: “Dopo trent’anni di battaglie, questa sarà la legislatura che finalmente attuerà quell’Autonomia delle Regioni che la Costituzione prevede.- si legge – E il Ministero per le Riforme e gli Affari Regionali sarà protagonista di questa pacifica rivoluzione”. L’indicazione leghista per questo dicastero potrebbe essere quella di Erika Stefani (che ha già ricoperto questo ruolo nel governo giallo-verde) ma in realtà da FdI anche Raffaele Fitto, raccontano, sognerebbe un ritorno all’incarico già ricoperto tra il 2008 e il 2011 con Berlusconi premier. L’attuale europarlamentare potrebbe comunque alla fine andare agli Affari Ue, mentre per la Farnesina restano alte le quotazioni di Elisabetta Belloni e Adolfo Urso è in pole per la delega ai servizi. Per via XX settembre continua invece il pressing su Fabio Panetta, mentre Maurizio Lupi – che pure non disdegnerebbe un ritorno alle Infrastrutture – potrebbe sostituire Federico D’Incà ai rapporti con il Parlamento.

Restano poi i ‘nodi’ Tajani e Giorgetti. Il coordinatore di FI potrebbe succedere a Lorenzo Guerini alla Difesa o magari essere tentato dalla presidenza della Camera, mentre l’attuale titolare del Mise, soprattutto se Roberto Calderoli fosse chiamato al Governo quale ministro per le Riforme, potrebbe finire sullo scranno più alto di palazzo Madama. Giovanbattista Fazzolari, infine, dovrebbe ricoprire il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il braccio destro di Meloni è già al lavoro sui principali dossier, compresi quelli internazionali. La leader, infatti, dopo aver affrontato i dossier più urgenti, inizierà il tour delle cancellerie europee e non solo. Il primo invito ricevuto è quello di Volodymyr Zelensky che ha chiesto alla ‘quasi premier’ di andare a Kiev per blindare l’asse Italia-Ucraina.

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