Sono soprattutto gli operatori in prima linea a rischiare di subire episodi di violenza: dai pronto soccorso ai servizi di psichiatria, passando per il 118. Una violenza fatta di gesti, ma anche insulti e minacce che lasciano il segno.
Arriva proprio da un medico del servizio di emergenza-urgenza 118 il racconto di questa brutta storia, nella Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori. “Ho avuto davvero paura, ma rifarei tutto”, dice a LaSalute di LaPresse Mario Balzanelli, presidente nazionale SIS 118.
L’incidente stradale a Taranto
“La scorsa estate ero in automedica a Taranto. Siamo stati allertati dalla Centrale Operativa 118 per un incidente stradale, uno scontro tra una moto e un’auto. Sul luogo ho trovato un ragazzo riverso sull’asfalto: presentava diverse ferite, sanguinava dal cuoio capelluto (non portava il casco) ed era in stato confusionale”, dice Balzanelli.
“Ho provveduto, con l’infermiere e l’autista-soccorritore a stabilizzarlo, secondo i protocolli internazionali. Il problema è che, in quel momento, tutte le ambulanze più vicine erano impegnate su altri interventi. Il primo mezzo libero doveva arrivare da un comune vicino, con un tempo di percorrenza di almeno 8-10 minuti. Mi trovavo, quindi, con un ragazzo sanguinante a terra che non potevo trasportare in ospedale”.
L’arrivo dei parenti e la violenza verbale
Poco dopo sono arrivati i parenti. “Il padre mi ha chiesto perché non arrivasse l’ambulanza. Gli ho risposto che era in arrivo, ma che avremmo dovuto aspettare alcuni minuti, aggiungendo che il figlio stava ricevendo, in quel momento, tutto il supporto necessario. A quel punto il padre mi ha risposto urlando: ‘Dottore, io ti avviso. Se mio figlio muore, tu domani esci sui giornali perché muori pure tu’”, ricorda il medico.
Quanto l’ambulanza è arrivata “io e tutto il team eravamo lì, presso il ragazzo a terra, sommersi dagli insulti e dalle minacce di altri parenti sopraggiunti nel frattempo. Abbiamo trasportato in ospedale il giovane che, per fortuna, aveva riportato solo contusioni multiple e ferite superficiali. A fine turno l’infermiere era sconvolto e l’autista-soccorritore molto teso. Per fortuna è andato tutto bene, ma abbiamo avuto davvero paura”, racconta Balzanelli.
I rischi per chi opera in prima linea
D’altronde secondo gli ultimi dati nel 2025 le aggressioni a operatori sanitari e sociosanitari sfiorano quota 18mila, coinvolgendo oltre 23mila persone: “Il 60% di questi episodi è a danno degli operatori del Sistema dell’emergenza. Un fenomeno drammaticamente stabile”, aggiunge il numero uno della Sis 118.
Come ostacolare la violenza contro medici e operatori sanitari
Come contrastarlo? “Servono campagne di sensibilizzazione sull’importanza del Sistema di Emergenza Territoriale 118 e del Pronto Soccorso nel fare la differenza tra la vita e la morte. Ma anche la certezza della pena secondo la legislazione vigente, che prevede l’arresto, anche in flagranza differita di reato. Succede ancora infatti – dice Balzanelli – che gli aggressori, pur individuati, non vengono arrestati. Così passa un messaggio sbagliato e gli episodi non cessano”.
Dopo questa esperienza Balzanelli non ha messo in dubbio la sua vocazione alla cura e il suo impegno per il 118. “Se tornassi indietro rifarei tutto, iniziando prima però a rivendicare presso le istituzioni la necessità degli operatori di essere valorizzati e tutelati”, conclude.
Questo articolo “Ho avuto davvero paura”. Da Taranto la storia nella Giornata contro la violenza contro gli operatori proviene da LaPresse





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