“A nome del governo esprimo ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.
“Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale, e degli organismi multilaterali, e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. Si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto, come ho già detto, un punto di svolta ben preciso, ovvero l’anomalia dell’invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, cioè proprio di quell’organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante. La destabilizzazione globale che ne è derivata ha avuto le sue ripercussioni anche in Medio Oriente, dove pure l’attuale conflittualità ha una data di inizio chiara, e non è quella del 28 febbraio 2026 ma quella del 7 ottobre 2023”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. “È in questo contesto di crisi attuale del sistema internazionale nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano. Un intervento a cui, lo dico subito, a scanso di ogni equivoco, l’Italia non prende parte e non intende prendere parte – sottolinea Meloni -. Un’escalation militare che l’Italia si è invece impegnata nei mesi scorsi a evitare”.
“Qui c’è il governo italiano, chiamato suo malgrado ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente – prosegue Meloni -. E preferiremmo non doverlo fare da soli. Intendo dire che è sempre auspicabile nelle fasi più difficili della storia che una nazione democratica come la nostra sappia compattarsi, intorno alla difesa dei propri interessi nazionali. Ma non lo dico guardate per proporre una sorta di unanimismo peloso per tentare di neutralizzare la voce delle opposizioni. Lo dico perché è uno scenario come questo impone alle classi dirigenti, a tutte le classi dirigenti, responsabilità, lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni alla rapidità degli eventi.” “E perché in altri tempi, in un altro ruolo, e quello che ho fatto io e che ha fatto il partito che guido, quando da leader dell’unica forza politica di opposizione al governo Draghi non esitai a schierarmi con un governo che politicamente contrastavo senza sconti, nelle ore drammatiche dell’aggressione russa all’Ucraina – dice ancora la presidente del Consiglio – . Significa che si può fare senza rinunciare a nulla della propria identità politica e della propria alterità. Mi auguro che lo spirito di questo appello possa essere raccolto e che l’Italia possa parlare nelle prossime settimane con una sola voce, ma voglio allo stesso tempo rassicurare gli italiani sul fatto che anche se questo non dovesse verificarsi, il governo continuerà ad affrontare la crisi e a rappresentare l’Italia con autorevolezza, serietà e abnegazione, come sempre abbiamo fatto fin dall’inizio del nostro mandato”.
La crisi in Medio Oriente con i suoi effetti investe direttamente la sicurezza, l’economia e gli interessi italiani ed europei. Una crisi complessa, tra le più complesse degli ultimi decenni, che ci impone di agire con lucidità e serietà. E io mi auguro sinceramente che possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che banalizzando non aiuta nessuno a ragionare con profondità”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. “Colleghi, qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare, non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno un governo isolato in Europa, e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere su cittadini, famiglie e imprese – sottolinea la premier -. Tutte cose che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia di un impegno che non abbiamo mai smesso di portare avanti in questo delicato quadrante della geopolitica e che abbiamo intensificato in questi dieci giorni, affrontando la crisi con estrema cautela in stretto raccordo con i nostri partner europei e in costante contatto con i leader del Medio Oriente e del Golfo, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari sul piano politico-diplomatico, su quello militare della sicurezza e su quello economico interno”.
“Non c’è un governo che si sottrae al confronto ma un governo chiamato ad affrontare uno dei tornanti più difficili della storia recente e preferiremmo non doverlo farlo da soli”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in aula al Senato nelle comunicazioni sul conflitto in Medio Oriente in vista del Consiglio Ue.
La Capigruppo di ieri è stata surreale. La maggioranza ha calpestato tutto. Oggi in una sola seduta discuteremo di tante questioni che meriterebbero da sole una discussione autonoma. Ma quello che è più grave è che si mescolano le discussione sulla crisi internazionale con quella sul Consiglio europeo, che sarà tra più di una settimana. Sì va in aula su un atto di indirizzo che, da ordine del giorno, risale a prima dello scoppio della guerra. Da qui al 18 marzo potrebbero succedere cose che non conosciamo. Oggi svolgeremo un dibattito parlamentare in cui il governo, con la complicità della maggioranza e dei presidenti delle Camere, ci impone una discussione che rimescola tutto e cerca ovviamente di giocare anche sulle differenze nel campo dell’opposizione. Dal governo nessuno ha cercato l’opposizione per cercare un accordo. E’ evidente la volontà di rottura dell’esecutivo. A questo punto il Pd ha deciso di presenta una propria risoluzione che ripropone le nostre priorità sulla crisi internazionale, sui costi economici della guerra, sull’Europa e sul sostegno all’Ucraina”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia nell’assemblea del gruppo dem convocata prima delle comunioni della Presidente del Consiglio in aula.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata al Senato per rendere le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. Al suo arrivo la premier è stata accolta dal presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa.
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