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Liste d’attesa in sanità: 30% delle prestazioni in intramoenia 

Foto AP-LaPresse - Tutti i diritti riservati

A che punto siamo sul fronte, caldissimo, delle liste d’attesa in sanità? La Piattaforma nazionale raccoglie i dati relativi a quasi 57,8 milioni di prestazioni erogate nel 2025 (nel dettaglio 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici). “Tuttavia, allo stato attuale, non è di alcuna utilità per i cittadini” sottolineano dalla Fondazione Gimbe, dopo aver condotto un’analisi ad hoc.

La piattaforma, infatti “descrive il rispetto dei tempi di attesa con indicatori incomprensibili e, soprattutto, non documenta le differenze tra Regioni, tra Aziende sanitarie, tra pubblico e privato accreditato né tra prestazioni erogate a carico del Ssn e in intramoenia”, si legge nell’ultima analisi dedicata a questa piaga del Ssn.

Risultato? Stando alle stime di Nino Cartabellotta e del suo team, la solita burocrazia e una serie di ostacoli ‘tecnici’ complicano la ‘lettura dei dati’. Ma circa il 30% delle prestazioni sarebbe erogato in intramoenia. 

Una ‘coda invisibile’ per i cittadini in cerca di cure

Ormai in Italia “esiste una coda invisibile dove resta intrappolata una persona su quattro, costretta ad attendere, a pagare di tasca propria o a rinunciare del tutto alla prestazione”, ricada la dose il presidente Gimbe. Fenomeni che trovano riscontro nei dati Istat: la spesa out-of-pocket per prestazioni diagnostiche e visite specialistiche si è impennata negli ultimi anni e nel 2024 ben 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. Ma non è tutto.

Decreti mancanti

A 18 mesi dalla conversione in legge del tanto atteso decreto liste d’attesa, “mancano ancora due decreti attuativi. E la piattaforma di monitoraggio non consente di individuare dove si concentrano i ritardi e quali prestazioni riguardano”. 

In particolare, “il decreto sul superamento del tetto di spesa per il personale è in stand-by per la mancata approvazione della nuova metodologia Agenas per stimare il fabbisogno di personale, mentre quello volto a definire le linee di indirizzo nazionali per i Cup non risulta ancora calendarizzato per l’esame in Conferenza delle Regioni”, dice Cartabellotta. 

La piattaforma: visite ed esami più gettonati

Al 1 febbraio la versione pubblica della piattaforma rimane quella iniziale, che contiene solo dati aggregati a livello nazionale e monitora 17 visite specialistiche e 95 esami diagnostici, classificati in base alla priorità indicata nella ricetta: Urgente (entro 3 giorni), Breve (entro 10 giorni), Differita (entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli esami), Programmata (entro 120 giorni).

Nel 2025 sono state prenotate, nelle strutture pubbliche e private accreditate, sia in regime istituzionale che in intramoenia, quasi 57,8 milioni di prestazioni: 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici.

Tra le 17 visite specialistiche, le prime 5 (oculistica, dermatologica/allergologica, cardiologica, ortopedica e otorinolaringoiatrica) rappresentano oltre il 54% del totale. Per i 95 esami diagnostici la metà delle prestazioni riguarda soli 10 test: ecografie (addome completo, mammella, capo e collo, muscolo-tendinea e osteo-articolare), ecocolordoppler (cardiaco, tronchi sovra-aortici, arti inferiori) e radiografie (torace, ginocchio, mammografia).

“Per le visite specialistiche la domanda più elevata riguarda, cardiologia a parte, specialità d’organo lontane dalle competenze del medico di famiglia. Gli esami diagnostici più richiesti sono invece test di primo livello, per i quali vari studi internazionali stimano una quota di inappropriatezza pari ad almeno il 30%”. Quanto alla soluzione weekend, nel 2025 sono stati programmati di sabato e domenica solo 1,26 milioni di esami diagnostici (3,8%) e 391 mila visite specialistiche (1,6%). 

Liste d’attesa e prestazioni programmate

Per gli esami diagnostici, al netto di quelli erogati in intramoenia, le richieste urgenti rappresentano l’1,6% e quelle con priorità breve il 13,5%, le prestazioni differite il 34,5% e quelle programmate il 50,3%. Un quadro analogo si osserva per le visite specialistiche, sempre al netto di quelle erogate in intramoenia: le prenotazioni urgenti sono il 2,2%, quelle brevi il 17%, le prestazioni differite il 43,3% e quelle programmate il 37,4%. “È verosimile che la maggior parte delle prestazioni inappropriate si annidi nelle prenotazioni programmate, che rappresentano oltre la metà degli esami e più di un terzo delle visite”, dice Cartabellotta.

Le dimensioni dell’intramoenia 

La differenza tra il totale delle prenotazioni e quelle con cui viene calcolato il rispetto dei tempi di attesa consente a Gimbe di stimare l’entità delle prestazioni erogate in intramoenia. Da una verifica a campione sui 3 esami diagnostici e sulle 3 visite specialistiche con i volumi più elevati “emerge che, in media, il 30% delle prestazioni viene erogato in intramoenia”.

Il ritardo

Insomma, “mancano due decreti attuativi e la piattaforma oggi disponibile, oltre a non rendere pubblici i dati necessari a documentare le criticità regionali e aziendali, riporta i tempi di attesa nazionali con indicatori incomprensibili ai cittadini”, si legge nel report.

Un duplice ritardo, normativo e tecnologico, che conferma come le liste d’attesa siano “un sintomo del grave e progressivo indebolimento del Ssn, che richiede investimenti strutturali sul personale, coraggiose riforme organizzative, una completa trasformazione digitale e misure efficaci per arginare la domanda inappropriata di prestazioni”, conclude Nino Cartabellotta. Una domanda impropria che complica la vita di operatori e pazienti.

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