“Oggi 12 novembre, ricorre la Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace. Ventidue anni fa, a Nassiriya, un camion pieno di esplosivo forzò il posto di blocco all’ingresso della base Maestrale, sede della MSU italiana dei Carabinieri, provocando la morte di 28 persone, tra cui 19 nostri connazionali tra civili, militari e carabinieri. In occasione di questa giornata, voglio ringraziare ancora una volta tutti coloro che operano nelle missioni internazionali di pace, mettendo a rischio la propria incolumità a difesa dei nostri valori e della sicurezza di tutti noi”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Proprio come quei servitori dello Stato che a Nassiriya hanno dato la vita per l’Italia e per compiere fino alla fine il loro dovere. Figli della nostra Patria che sono partiti con coraggio, portando con sé valori di pace, onore e servizio. A tutti loro e alle loro famiglie va, ancora oggi e per sempre, il nostro pensiero commosso e grato. Non dimenticheremo mai il loro sacrificio“.
Crosetto: “Nomi caduti nella memoria e nel cuore della Nazione”
“Oggi l’Italia si unisce, con commozione e gratitudine profonda, nel ricordo delle donne e degli uomini – militari e civili – che hanno scelto di mettere la propria vita al servizio degli altri, per difendere la libertà, la pace, la dignità di ogni essere umano. Sono loro, con il coraggio e la generosità silenziosa del dovere, ad aver scritto una delle pagine più nobili della nostra storia recente. La loro memoria non appartiene solo alle Forze Armate o alle Istituzioni: appartiene a tutti noi. È un patrimonio vivo, che parla di altruismo, di amore per il prossimo, di quella straordinaria capacità tutta italiana di portare speranza dove sembrava non potesse più esserci”. Così il Ministro della Difesa Guido Crosetto in occasione della Giornata del Ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace.
“Dietro ogni uniforme c’è un volto, una famiglia, una storia. C’è chi è partito con la speranza di costruire un futuro più sicuro per altri popoli: chi ha visto nella propria missione un modo per rendere concreto l’impegno per la pace. Ogni missione internazionale è stata – e continua a essere – un atto di umanità, un segno di fiducia nel valore della vita, un ponte teso tra popoli e culture diverse.
Oggi il nostro pensiero va a loro, ai nostri Caduti, e alle loro famiglie. A chi porta nel cuore il peso di un’assenza che non si colma, ma anche l’orgoglio di un’eredità che illumina il cammino di tutti noi. Rinnoviamo il loro ricordo con gratitudine e con l’impegno a custodirne la memoria come parte viva della nostra identità nazionale. Ho voluto che, da quest’anno, la Difesa, nelle caserme e nelle unità di appartenenza dei Caduti nelle missioni internazionali per la pace, vengano letti i loro nomi difronte alle unità schierate. È un gesto semplice, ma profondamente vero: perché dietro ogni nome c’è una vita, una famiglia, una storia che continua a vivere nel cuore dell’Italia. Perché i loro nomi vivono nella memoria della Nazione e nel cuore di ciascuno di noi – non come un elenco, ma come un battito che continua, come un richiamo silenzioso a credere nella pace e nella dignità umana. Il loro sacrificio non è stato vano. Vive nei valori più alti della nostra Repubblica, nei principi di libertà, di giustizia e di solidarietà che danno significato al nostro Tricolore. Quel Tricolore che hanno portato con orgoglio sulle spalle, simbolo di un popolo capace di servire la pace anche a costo della vita”, ha aggiunto.
“A voi, familiari, va il mio pensiero più sincero e affettuoso. Il vostro dolore è parte della nostra storia, e la vostra testimonianza è un esempio che ci commuove e ci ispira. Ogni volta che ricordiamo i vostri cari affermiamo il valore della vita, dell’impegno, del servizio: riaffermiamo la parte più bella dell’Italia. Insieme abbiamo il dovere di tenere viva la memoria dei nostri Caduti. Essi sono stati e restano un dono prezioso per la Nazione e per le popolazioni che hanno servito con onore e generosità. Alle Forze Armate, all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, alla Polizia di Stato, ai Copi civili dello Stato e a tutti i Volontari che, ogni giorno, in Italia e nel mondo, garantiscono sicurezza e libertà a rischio della propria vita, va il nostro rispetto più profondo e la nostra gratitudine. Il vostro servizio dà senso al nostro essere una comunità unita e consapevole. Una comunità che non dimentica, che onora chi ha sacrificato la propria vita e che si impegna, ogni giorno, a rendere vivo il loro esempio nelle scelte, nei gesti, nel modo in cui guardiamo al futuro.
Perché la pace, la libertà e la solidarietà – i valori per cui i nostri Caduti hanno vissuto e combattuto – sono il dono più grande che ci hanno lasciato. E custodirli è il modo più vero per dire loro: grazie“.
Piantedosi: “Il loro sacrificio non sarà mai dimenticato”
“Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine a tutti i nostri connazionali che, operando con professionalità e abnegazione nei più complessi scenari internazionali, hanno perso la vita al servizio della pace e del bene comune. Alle loro famiglie va la nostra sincera vicinanza. Commemoriamo oggi anche le vittime del primo tragico attentato che ventidue anni fa colpì la città di Nassiriya, teatro di altri due gravissimi attacchi nel 2004 e nel 2006. Il loro sacrificio non sarà mai dimenticato”. Così sui social il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Musumeci: “Sacrificio continua a richiamarci ai loro valori”
“In questa Giornata dedicata ai Caduti nelle missioni internazionali di pace, il pensiero va ai diciannove italiani – militari e civili – che persero la vita nell’attentato di Nassiriya, in Iraq. A ventidue anni da quella tragica giornata, il loro sacrificio continua a richiamarci ai valori di coraggio, dedizione e amore per la Patria. Rendo omaggio alla loro memoria e a tutti gli uomini e le donne che, nelle missioni all’estero, servono l’Italia per difendere la pace e la sicurezza del mondo”. Così il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci.
Cosa era successo a Nassiriya
Ventidue anni fa il contingente italiano di stanza a Nassiriya, nel sud dell’Iraq, fu oggetto di un attacco kamikaze. A perdere la vita in quell’attentato, organizzato con un camion imbottito di tritolo lanciato a folle velocità contro la base Maestrale, furono 28 persone. Le vittime italiane furono 19.
Dodici delle vittime erano carabinieri della Multinationale Specialized Unit: Massimiliano Bruno, Giovanni Cavallaro, Giuseppe Coletta, Andrea Filippa, Enzo Fregosi, Daniele Ghione, Horacio Majorana, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Filippo Merlino, Alfio Ragazzi, Alfonso Trincone. Appartenevano invece all’esercito Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Alessandro Carrisi, Emanuele Ferraro, Pietro Petrucci. Ma nell’esplosione di Nassiriya rimasero uccise anche due civili: il cooperatore Marco Beci e il regista Stefano Rolla, impegnato nelle riprese di un documentario.
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