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Ponte Stretto, inchiesta per corruzione aperta dalla procura di Roma: tre indagati

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Corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio e tentativi di condizionare il giudizio della Corte dei Conti sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. Sono le pesanti ipotesi di reato contestate dalla Procura di Roma a tre persone finite al centro di una nuova inchiesta sull’opera infrastrutturale. Gli indagati sono l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, in pensione dal febbraio scorso, un avvocato calabrese già consigliere di amministrazione della società Stretto di Messina Spa e un imprenditore reggino residente a Roma. L’indagine, coordinata dagli inquirenti della Capitale e affidata ai carabinieri del Ros, ha portato oggi all’esecuzione di perquisizioni tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e quella di Frosinone. Nel corso delle attività investigative sono stati sequestrati dispositivi elettronici e documentazione che verranno ora analizzati per verificare la consistenza probatoria delle accuse formulate dagli inquirenti. Secondo quanto riferito dalla Procura della Capitale, guidata da Francesco Lo Voi, i tre avrebbero agito in concorso per influenzare l’esame di legittimità della Corte dei Conti relativo all’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. L’avvocato e l’imprenditore, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero avvicinato il magistrato contabile promettendogli sostegno per future nomine in enti pubblici dopo il pensionamento, in cambio di un intervento favorevole sulla procedura riguardante l’opera.

Contestati tentativi di contatto con magistrati ritenuti utili

Gli investigatori contestano inoltre tentativi di contatto con altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo e la diffusione a terzi di informazioni riservate coperte dal segreto d’ufficio. Il giudice della Corte dei Conti avrebbe infatti fornito aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura, rivelando orientamenti interni dei colleghi e dettagli sulle discussioni in Camera di Consiglio. Nell’ordinanza della Procura si fa riferimento anche alla decisione sfavorevole adottata il 29 ottobre 2025 dalla magistratura contabile. Dopo quel pronunciamento, il magistrato indagato si sarebbe impegnato a predisporre una memoria tecnica nell’interesse della società Stretto di Messina Spa, manifestando al tempo stesso l’aspirazione a ottenere incarichi di vertice, come la presidenza dell’Antitrust o di una società partecipata pubblica. L’inchiesta riaccende così il dibattito politico e istituzionale attorno al Ponte sullo Stretto, progetto strategico sostenuto dal governo ma da anni al centro di polemiche, ostacoli tecnici e contenziosi amministrativi. Gli accertamenti proseguiranno nelle prossime settimane anche attraverso l’analisi del materiale sequestrato.

Fratoianni: “Progetto inutile e costoso ed esposto a interessi illeciti”

“La cosa che colpisce, dalle prime notizie emerse, è che le indagini documenterebbero condotte dei tre indagati tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto“, afferma Nicola Fratoianni di Avs dai microfoni de La 7 nel corso de L’Aria Che Tira, commentando le prime note di agenzia. “Sarebbe un fatto clamoroso che qualora fosse confermato – è ovvio che ci vuole il massimo della prudenza – però confermerebbe ancora una volta tutto – conclude il leader rossoverde- ciò che in particolare noi come Avs abbiamo più volte denunciato rispetto a un progetto inutile e costoso e al grave rischio di infiltrazione di interessi non leciti. Vedremo con attenzione gli sviluppi”.

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