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Pos a 60 euro, Meloni frena: “Si può abbassare”

Foto AP-LaPresse - Tutti i diritti riservati

Un taccuino a quadretti con su scritto: ‘pronti ad aprire gli appunti di Giorgia?‘. La presidente del Consiglio lancia la sua nuova rubrica sui social, poco prima di pranzo. Giuseppe Conte coglie l’occasione al volo. “Dopo l’agenda Draghi, l’agenda di Giorgia – ironizza subito – Provo a indovinare, Presidente Meloni. Taglio aiuti contro il caro benzina: fatto! Taglio Reddito di cittadinanza a chi non arriva a fine mese: fra 8 mesi! Taglio istituti scolastici: programmato! Taglio rivalutazioni pensioni: fatto! Taglio e ridimensionamento misure a favore delle imprese: fatto! Aumento invio di armi e spese militari: programmato! Aumento dei contanti da infilare in valigetta: fatto! Aumento stipendi con il salario minimo: neanche a parlarne!”, scrive il leader pentastellato.

L’intenzione di Meloni, in realtà, è creare un filo diretto con i cittadini e mettere in chiaro la linea del Governo sui dossier più controversi, oggetto delle polemiche delle opposizioni. In un video postato sui social parla chiaro e risponde alle domande “partendo dal mio taccuino, mi segno tutto”, confessa. La premier si concentra soprattutto su tre temi: tetto al contante, uso del Pos e reddito di cittadinanza, rivendicando le scelte fatte in legge di bilancio: “Abbiamo aumentato il tetto al contante perché sfavorisce la nostra economia. Crea problemi alla nostra economia perché siamo in un contesto europeo e a livello europeo non esiste un tetto europeo al contante”, dice chiaro ricordando che l’anno in c’è stata meno evasione fiscale “è stato il 2010 e il tetto al contante era 5mila euro. Più fai salire il tetto al contante meno favorisci l’evasione”, è la linea.

Anche sull’utilizzo del Pos per i piccoli pagamenti la leader vuole dire la sua, dopo che il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti aveva invitato a “cambiare ristorante” se non accetta il bancomat e Matteo Salvini aveva definito “rompiballe chi paga il caffè con la carta di credito”. Meloni spiega lo stato dell’arte: “Il Governo sta valutando la possibilità di non obbligare i commercianti ad accettare il pagamento elettronico per piccoli importi. La soglia dei 60 euro è indicativa può essere anche più bassa, c’è un’interlocuzione in corso con l’Ue e vediamo come andrà a finire“, ammette. la linea, però, non cambia: “In Italia l’unica moneta con la quale tu non puoi rifiutare di farti pagare è l’euro stampato dalla Bce. La moneta elettronica è una moneta privata, legale chiaramente, ma gestita dalle banche. E’ un servizio che ha un costo a carico dall’esercente. Il che significa – spiega – che questo obbligo di accettare il pagamento elettronico per pagamenti così bassi incide tantissimo sull’esercizio dei commercianti. Se il costo del pagare con il bancomat ricadesse su di me pagherei con il bancomat? Molti no, molti sceglierebbero di pagare il caffè in contanti e io penso che questa libertà debba valere anche per l’esercente. L’evasione fiscale? Signori, da qualche anno abbiamo gli scontrini. Se non te lo danno lo puoi pretendere ma questo non vuol dire che persone che sono già in difficoltà debbano guadagnare sempre di meno, per cui se potrò dare loro una mano lo farò”, assicura.

Anche sul reddito di cittadinanza, Meloni contrattacca. “Falso” che il Governo fa cassa sui poveri, dal momento che le risorse recuperate saranno “reinvestite per aiutare chi è più in difficoltà”. Poi un duro attacco a chi legge la riforma come un invito a rubare. La premier pubblica il video di una trasmissione tv che intervista alcuni percettori del sussidio che dicono che adesso “per mangiare dovranno rubare” e poi replica in modo netto: “Tra il reddito e rubare l’opzione di andare a lavorare forse la si dovrebbe anche prendere in considerazione – attacca – E’ vero che trovare lavoro è difficile in Italia, ma forse non è nemmeno così difficile come alcuni pensano“. Racconta allora della richiesta arrivata al Governo da parte di alcune aziende: “Chiedono di far entrare dei migranti regolari per farli lavorare. Io ho chiesto con che contratti e mi è stato risposto: ‘Contratto collettivo nazionale’, che è un contratto che ha tutte le garanzie, una retribuzione dignitosa, malattie, ferie, Tfr, tredicesima… io penso che tra Rdc e andare a rubare scegliere di fare un lavoro dignitosissimo, di qualsiasi genere, per il quale pare che noi chiediamo immigrati da far entrare in Italia perché non c’è nessuno che li vuole fare, penso sia decisamente meglio”, sentenzia. Nessuna volontà di lasciare indietro i più fragili, insiste: “Voglio aiutare le persone a uscire dalla loro situazione di povertà con il lavoro: il lavoro ti può portare ovunque, il Reddito di cittadinanza ti tiene dove sei, non c’è scampo“.

 

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