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Premierato, Casellati: “Segre cita legge Acerbo, mai sognata cosa simile”

Continua la discussione in Senato sul progetto di riforma costituzionale del cosiddetto premierato, vale a dire l’elezione diretta del presidente del Consiglio. Dopo l’intervento della senatrice a vita Liliana Segre, che aveva denunciato “aspetti allarmanti” nel progetto di legge tra cui il rischio di declassare i ruoli del Parlamento e del presidente della Repubblica, oggi c’è stata la replica della ministra per le Riforme Elisabetta Casellati, tra i promotori del ddl. 

Casellati: “Segre cita legge Acerbo, mai sognata una cosa simile”

“La cara amica senatrice Segre fa riferimento alla Legge Acerbo del 1923, che prevedeva l’attribuzione dei due terzi alla lista che avesse superato il 25% dei voti validi. Ma chi si è mai sognato di scrivere una legge di questo tipo?“, ha detto Casellati, dopo che Segre aveva messo in guardia sul rischio di cercare una maggioranza “a qualunque costo”. “Nella riforma si fa riferimento ad un premio di maggioranza legato al principio di rappresentatività. E come è emerso nel dibattito in Commissione, non ho mai ipotizzato una soglia inferiore al 40%, in sintonia con la giurisprudenza costituzionale. E neppure ci sarà una elezione ‘a strascico’. L’elezione dei due organi, Parlamento e Presidente del Consiglio, sono contestuali: le coalizioni proporranno agli elettori un programma di governo, di un leader e liste di parlamentari”, ha aggiunto Casellati. 

Casellati: “Con l’ok nessun motivo per dimissioni Mattarella”

Precedentemente, intervenendo al Forum del Made in Italy a Roma, Casellati aveva nuovamente ribadito che l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non sarebbe costretto a dimettersi se la riforma diventasse legge. “Nemmeno per idea. Non c’è nessun motivo per cui il presidente della Repubblica debba dimettersi, non trovo nessun motivo nemmeno nella fantasia più sfrenata”, ha detto. 

Pera: “C’è ancora da lavorare, rischio problemi costituzionalità”

A porre però altri interrogativi sulla riforma, in aula a Palazzo Madama e stavolta dalle fila della maggioranza, è stato l’ex presidente del Senato Marcello Pera (FdI). “Questo testo del governo è difettoso, lasciatemelo dire con onestà: se l’obiezione è tecnica e non è pretestuosa sono disposto a discuterla perché problemi in questo testo ci sono. Cambiamenti e modifiche ne sono stati fatti in commissione, la maggioranza era silenziosa ma lavorava”, ha affermato Pera, esortando però a lavorare ancora, anche per scongiurare rischi di incostituzionalità. “Ci sono incongruenze nel testo”, ha osservato Pera, elencando: “È pleonastico il voto di fiducia dopo l’elezione del primo ministro, altre incongruenze riguardano la mancanza o l’aggiunta di contrappesi, la mancanza di uno statuto delle opposizioni, che peraltro l’opposizione non vuole. Ma se dovessi racchiudere le mie obiezioni su questo testo è quando dice che il presidente del Consiglio è eletto direttamente dal popolo ma non specifica come è eletto e molte cose sono rimandate a una legge elettorale. Non tutto si può fare mediante una legge elettorale senza una previsione costituzionale che le dia un sostegno”. Ad esempio, “cosa accade se c’è una discrasia tra voto Camera e Senato? Cosa si fa con il premio di maggioranza? Dubito – ha osservato – che tutto questo si possa fare con la sola legge elettorale. Mi auguro che il governo e il relatore Balboni prendano annotazione di queste obiezioni che non sono solo le mie”. Ha quindi aggiunto rivolgendosi ai colleghi: “Questo vuol dire che dobbiamo lavorare ancora un po’, che il testo non è chiuso. Ci sarà la possibilità di emendarlo in questa Aula? Temo di no. Ma ci sarà la possibilità di modificarlo? Spero di sì, perché altrimenti il testo rischia seri problemi di costituzionalità“. E concluso: “Noi dobbiamo fare una buona riforma, ormai è indilazionabile, non dobbiamo avere paura dei problemi che ci sono. Se dobbiamo fare questa riforma allora possiamo“.

 

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