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Scrocchiarsi le dita fa male davvero? La risposta della scienza e i rischi

Foto AP-LaPresse - Tutti i diritti riservati

Un tic diffusissimo, che può far saltare gli equilibri in ufficio, ma in effetti scrocchiarsi le dita è un gesto quasi involontario. Quali sono però gli effetti sulla salute, al di là delle oscure minacce delle nonne, che vanno dall’artrosi al gonfiore delle mani? Ebbene, secondo la scienza crocchiarsi le dita non è così pericoloso. Meglio essere più cauti invece nel caso del collo. 

Il monito arriva dai medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici). Che però non assolvono del tutto l’abitudine di scrocchiarsi le dita: nel tempo infatti potrebbe, in alcuni casi, avere qualche effetto sui tessuti molli intorno all’articolazione. 

“Uno studio pubblicato nel 1990 ha osservato che le persone con l’abitudine cronica di scrocchiarsi le dita presentavano una maggiore tendenza al gonfiore delle mani e, in alcuni casi, una leggera riduzione della forza nella presa”. Insomma, le prove attualmente disponibili “indicano che scrocchiarsi le dita non causa l’artrosi, ma non si può escludere completamente che un’abitudine eccessiva e prolungata nel tempo possa avere qualche effetto sui tessuti articolari”, chiariscono gli esperti. Vediamo meglio cosa c’è dietro questo tic.

Perché scrocchiarsi le dita fa ‘crock’

Le articolazioni sono avvolte da una capsula che contiene il liquido sinoviale, una sostanza che le lubrifica e le protegge dai movimenti. “Quando si tira o si piega un dito con forza, la pressione all’interno di questa capsula cambia bruscamente, e si forma una piccola bolla di gas disciolta nel liquido. È proprio la comparsa rapida di questa bolla a produrre il rumore tanto detestato”, dicono i dottori.

Il suono infatti non è causato dallo scoppio di una bollicina di gas, come ha chiarito uno studio del 2015, condotto all’Università di Alberta in Canada, condotto con la risonanza magnetica. Le immagini hanno mostrato che è la formazione della bolla, e non la sua esplosione, a generare il rumore. Dopo il crock, occorre aspettare qualche minuto prima che il dito possa scrocchiare di nuovo: è il tempo necessario perché il gas si dissolva nel liquido sinoviale.

La sperimentazione di Donald Unger

Se la ricerca (finora) ha smentito il rischio artrosi, un curioso studio pubblicato nel 1998 su ‘Arthritis & Rheumatism’ ha contribuito a far luce sulla questione. “Il medico Donald Unger raccontò di essersi scrocchiato le dita della sola mano sinistra per sessant’anni, lasciando intatta la destra come confronto – raccontano i dottori anti-bufale – Alla fine di questo lungo esperimento su sé stesso, non trovò alcuna differenza tra le due mani”. Certo, un solo caso non è definitivo ma l’approccio è interessante (e chissà come l’avranno presa in famiglia).

Come spesso accade in medicina, “la moderazione è la scelta più saggia. Un gesto occasionale e indolore non sembra rappresentare un rischio reale per la salute delle articolazioni”, scrivono i dottori anti-bufale. Che invece concentrano le preoccupazioni su un’altra parte del corpo.

Scrocchiarsi il collo? Meglio di no

Nel caso del collo infatti il meccanismo di formazione del rumore è simile a quello di scrocchiarsi le dita, ma la zona anatomica è molto diversa. Lungo la colonna cervicale scorrono le arterie vertebrali, che portano sangue al cervello.

“Stirare o ruotare bruscamente il collo per farlo scrocchiare può, in casi rari ma documentati, causare una dissezione di queste arterie, cioè una piccola lacerazione della loro parete interna”, avvertono gli esperti. Una lesione che può portare alla formazione di un coagulo: se questo raggiunge il cervello, provoca un ictus. 

Sono stati pubblicati diversi casi clinici che documentano questo evento anche in persone giovani e apparentemente sane. Insomma, meglio evitare. E, se dopo lo scrocchio si avverte rigidità o dolore cervicale, la cosa migliore è parlarne con il proprio medico.

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