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La storia degli Europei: albo d’oro, protagonisti e curiosità! Da Francia 1960 a Francia 2016!

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Foto AP-LaPresse - Tutti i diritti riservati

Storia dei Campionati Europei di calcio: partite, avvenimenti, protagonisti e curiosità sull’Europeo! Ripercorriamo insieme le tappe che hanno scandito momenti indimenticabili per i tifosi di tutti i Paesi d’Europa!

Storia dei Campionati Europei: albo d’oro, protagonisti e curiosità!

Storia dei Campionati Europei di calcio! Proseguiamo con la nostra marcia di avvicinamento a Euro 2020 facendo un passo indietro, e ripercorrendo insieme gli eventi e i protagonisti che hanno fatto grande la storia degli Europei nel tempo. Una storia che è la stessa dei popoli e delle nazioni partecipanti, che nelle selezioni calcistiche hanno sempre espresso il proprio modo di essere. Tanti dei campioni che hanno sollevato la coppa sono stati un vero e proprio simbolo, non solo per i tifosi ma anche per la società e il tempo nel quale sono vissuti.

Andiamo dunque a scoprire insieme la storia dei campionati europei: da Francia 1960 a Francia 2016!

 

Francia 1960

La prima edizione nella storia dei campionati europei fu fortemente voluta dal segretario UEFA Henri Delaunay. Dopo una prima fase che comprese 17 nazionali (assenti per rinuncia big come Germania Ovest, Inghilterra e Italia), la fase finale comprese 4 squadre che si affrontarono con le classiche semifinali e finali secche tra Parigi e Marsiglia. L’Urss sconfisse nettamente la Cecoslovacchia per 3-0, mentre la Jugoslavia superò a fatica la Francia nell’incontro che ancora oggi è quello con più reti nella storia degli Europei: 5-4 per i balcanici.

La finale

10 luglio 1960 – Parigi, Parco dei Principi

UNIONE SOVIETICA-JUGOSLAVIA 2-1 dts (49′ Metreveli, 113′ Ponedelnik – 43′ Galic)

CAPOCANNONIERE: ben cinque calciatori a quota 2 reti. Heutte (Fra), Galic e Jerkovic (Jug), Ivanov e Ponedelnik (Urss).

LA STELLA: ovviamente Lev Yashin, il Ragno Nero, unico portiere della storia del calcio ad aggiudicarsi il Pallone d’oro (1963). Bandiera della Dinamo Mosca, nella quale ha militato dal 1949 al 1971.

 

Spagna 1964

Le squadre partecipanti passarono da 17 a 29, compresa l’Italia di Edmondo Fabbri, che dopo aver facilmente superato la Turchia al primo turno venne eliminata al turno successivo dall’Unione Sovietica. Così come nel 1960 la fase finale comprese quattro nazionali, che si affrontarono in semifinali e finali nelle città di Madrid e Barcellona. Gli iberici padroni di casa superarono ai supplementari l’Ungheria (2-1), l’Urss invece passeggiò contro la Danimarca (3-0).

La finale

21 giugno 1964 – Madrid, stadio Santiago Bernabeu

SPAGNA-UNIONE SOVIETICA 2-1 (6′ Pereda, 85′ Marcelino – 8′ Khusainov)

CAPOCANNONIERE: tre calciatori a quota 2 reti, Pereda (Spa), Bene e Novak (Hun).

LA STELLA: il sontuoso regista Luisito Suarez, Pallone d’oro 1960 (primo e unico spagnolo a riceverlo se si eccettua l’oriundo Di Stefano). Protagonista assoluto del calcio mondiale tra il 1954 e il 1970 con le maglie di Barcellona e Inter.

 

Italia 1968

In fase di qualificazione vennero introdotti i gironi eliminatori, le vincenti dei quali si scontrarono nei quarti di finale che designarono le quattro semifinaliste partecipanti alla fase finale (negli stadi di Firenze, Napoli e Roma). Gli Azzurri affrontarono in semifinale la temibilissima Unione Sovietica, e, dopo lo 0-0 al 120′, fu la monetina a decidere il passaggio del turno per la nazionale di Valcareggi (non erano ancora stati introdotti i calci di rigore). Nell’altra semifinale, la Jugoslavia superò l’Inghilterra detentrice del titolo mondiale (1-0). La finale terminò una prima volta sull’1-1 dopo i supplementari, e venne dunque ripetuta 48 ore dopo.

La finale

10 giugno 1968 – Roma, stadio Olimpico

ITALIA-JUGOSLAVIA 2-0 (12′ Riva, 31′ Anastasi)

CAPOCANNONIERE: con 2 reti si impose lo jugoslavo Dragan Dzajic, bandiera della Stella Rossa con una parentesi di due anni al Bastia tra il 1975 e il 1977.

LA STELLA: l’indimenticato capitano Giacinto Facchetti, terzino sinistro dalle straordinarie propensioni offensive, simbolo dell’Inter e di tutto il calcio italiano.

 

Belgio 1972

La qualificazione fu organizzata ancora in due fasi, prima con gironi e poi con quarti di finale a eliminazione diretta. L’Italia di Valcareggi venne sconfitta proprio ai quarti dal Belgio, che venne poi scelto per ospitare la fase finale comprendente semifinali e finale. La Germania Ovest superò i Diavoli Rossi per 2-1, mentre l’Unione Sovietica ebbe la meglio contro l’Ungheria (1-0).

La finale

18 giugno 1972 – Bruxelles, stadio Heysel

GERMANIA OVEST-UNIONE SOVIETICA 3-0 (27′ e 58′ G. Müller, 52′ Wimmer)

CAPOCANNONIERE: con 4 reti il riconoscimento andò a Gerd Müller, già miglior marcatore ai Mondiali del 1970 e pronto a ripetersi in occasione del successo iridato due anni più tardi. Uno dei più prolifici attaccanti della storia del calcio: 366 gol in 427 partite di Bundesliga con la maglia del Bayern Monaco, 68 in 62 gare in nazionale.

LA STELLA: il Kaiser Franz Beckenbauer, straordinario giocatore universale, simbolo del Bayern Monaco con cui vinse tre Coppe dei Campioni. Aveva già trascinato i compagni alla finale mondiale del ’66 e alla semifinale nel ’70, e dopo la vittoria agli Europei concederà il bis ai Mondiali del 1974. Due Palloni d’oro nel 1972 e 1976.

 

Storia dei Campionati Europei: da Francia 1960 a Francia 2016!

 

Jugoslavia 1976

La formula adottata fu la medesima delle precedenti edizioni, con prima fase a gironi e quarti a eliminazione diretta. L’Italia non superò la prima fase. Entrambe le semifinali furono decise ai supplementari: i padroni di casa cedettero alla Germania Ovest (2-4), mentre la Cecoslovacchia superò i Paesi Bassi (3-1). La finale passò alla storia per essere la prima di un grande torneo internazionale a essere decisa ai tiri di rigore: dopo l’errore di Hoeness, risolutiva fu la trasformazione di Panenka, entrato nella leggenda per aver eseguito in questa occasione il tiro cosiddetto a cucchiaio per la prima volta nella storia del calcio.

La finale

20 giugno 1976 – Belgrado, Stadio Stella Rossa

CECOSLOVACCHIA-GERMANIA OVEST 2-2, 7-5 dcr (8′ Svehlik, 25′ Dobias – 28′ D. Müller, 80′ Hölzenbein)

CAPOCANNONIERE: dopo quattro anni si impose ancora un tedesco, quasi omonimo del suo predecessore. Si tratta di Dieter Müller (4 reti), bomber che in carriera vestì le maglie di Colonia, Stoccarda, Bordeaux, Saarbrücken e Kickers Offenbach.

LA STELLA: passato alla storia per l’esecuzione del rigore a cucchiaio, Antonin Panenka fu comunque uno dei migliori centrocampisti dei suoi tempi. Esploso con il Bohemians Praga (102 reti in 144 gare), in seguito vestì tra le altre la maglia del Rapid Vienna, con la quale vinse due campionati austriaci.

 

Italia 1980

In questa occasione per la prima volta venne scelto il Paese organizzatore (ammesso dunque di diritto alla fase finale) ancora prima dell’inizio delle qualificazioni, e la stessa fase finale venne allargata da 4 a 8 squadre. Le partecipanti furono divise in due gironi: le prime classificate di ogni girone si sarebbero qualificate direttamente per la finale, e le seconde per la finale per il terzo posto. Lo 0-0 contro il Belgio condannò l’Italia di Bearzot, a pari punti e pari differenza reti con i Diavoli Rossi ma con meno gol segnati, alla finalina di consolazione contro la Cecoslovacchia: vittoria dei detentori del titolo dopo una lunga serie di rigori segnati (9 per i cecoslovacchi, 8 per gli Azzurri con errore decisivo di Collovati).

La finale

22 giugno 1980 – Roma, stadio Olimpico

GERMANIA OVEST-BELGIO 2-1 (10′ e 88′ Hrubesch – 75′ rig. Vandereycken)

CAPOCANNONIERE: si impose con 3 reti Klaus Allofs, protagonista in patria con le maglie di Fortuna Düsseldorf, Colonia e Werder Brema (con cui vinse anche la Coppa delle Coppe), e in Francia con quelle di Marsiglia e Bordeaux.

LA STELLA: Karl-Heinz Rummenigge, uno degli attaccanti più completi della sua generazione, vera e propria leggenda del Bayern Monaco e in seguito protagonista anche con Inter e Servette. Questo rimase il suo successo più importante con la maglia della nazionale, visto che nelle successive due edizioni dei Mondiali trascinò i suoi fino alla finale ma perse in entrambe le occasioni. Vinse il Pallone d’oro nel 1980 e nel 1981.

 

Francia 1984

L’Europeo tornò in Francia dopo la prima edizione del 1960. Confermata la formula di quattro anni prima, a eccezione dell’introduzione delle semifinali incrociate tra le prime due classificate dei due gironi e dell’abolizione definitiva della finale per il terzo posto. L’Italia di Bearzot campione del mondo in carica venne superata nel proprio gruppo di qualificazione dalla Romania. In semifinale i padroni di casa superarono il Portogallo per 3-2, mentre la Spagna ebbe la meglio soltanto ai rigori sulla Danimarca.

La finale

27 giugno 1984 – Parigi, Parco dei Principi

FRANCIA-SPAGNA 2-0 (57′ Platini, 90′ Bellone)

CAPOCANNONIERE: trascinatore assoluto dei Galletti, Michel Platini si assicurò il riconoscimento con ben 9 reti, ancora oggi record della manifestazione. Centrocampista di classe sopraffina e campione assoluto nella storia del calcio non soltanto francese, scrisse pagine di poesia con le maglie di Nancy, Saint Etienne e Juventus, vincendo tra le altre cose anche tre Palloni d’oro consecutivi tra il 1983 e il 1985.

LA STELLA: già detto di Platini, citiamo in sua vece Alain Giresse, motore del centrocampo francese insieme al capitano. Bandiera del Bordeaux tra il 1970 e il 1986, giocò anche nel Marsiglia e fu nominato per tre volte Calciatore francese dell’anno. Con la nazionale vinse anche il bronzo ai Mondiali 1986.

 

Germania Ovest 1988

Identica formula del 1984, con i 7 gironi di qualificazione e il passaggio alla fase finale delle vincenti di ogni girone (più il Paese ospitante): la principale sorpresa che fu rappresentata dall’eliminazione al primo turno della Francia campione in carica. L’Italia di Azeglio Vicini si qualificò per la fase finale e si classificò seconda nel gruppo a pari punti con la Germania, ma con peggior differenza reti: incrociò in semifinale l’Urss e fu sconfitta per 2-0. I teutonici padroni di casa si arresero invece ai Paesi Bassi, lanciati verso il primo successo internazionale. La finale entrò nella leggenda per la rete del raddoppio siglata da Van Basten, considerata in maniera unanime una delle più belle della storia del calcio.

La finale

25 giugno 1988 – Monaco di Baviera, Olympiastadion

PAESI BASSI-UNIONE SOVIETICA 2-0 (32′ Gullit, 54′ Van Basten)

CAPOCANNONIERE: con 5 reti venne incoronato il Cigno di Utrecht Marco Van Basten, uno dei più forti centravanti dell’era moderna nonostante i ripetuti infortuni che ne hanno prematuramente interrotto la carriera. Faro dell’Ajax (128 reti in 133 partite) prima e del Milan poi, trascinò i rossoneri di Sacchi a infiniti successi. Vinse il Pallone d’oro nel 1988, 1989 e 1992.

LA STELLA: compagno di Van Basten in nazionale e nel Milan dei sogni (insieme a Rijkaard), il Tulipano Nero Ruud Gullit era l’anima degli Orange, straordinario come regista a tutto campo e all’occorrenza come finalizzatore. Pallone d’oro 1987, militò in patria con Haarlem, Feyenoord e PSV prima di passare al Milan e in seguito alla Samp, per poi chiudere la carriera nel Chelsea.

 

Storia dei Campionati Europei: da Francia 1960 a Francia 2016!

 

Svezia 1992

L’edizione senza dubbio più inattesa, con il celebre quanto impronosticabile successo di una Danimarca non qualificata e richiamata all’ultimo secondo a causa della situazione bellica in Jugoslavia. I danesi si ritrovarono catapultati dalle ferie all’Europeo, e incredibilmente vinsero realizzando un exploit che è rimasto nella storia. Oltre alla guerra nei Balcani, la situazione politica del tempo condizionò anche la partecipazione dei sovietici, che, qualificatisi come Unione Sovietica, si trovarono poi a partecipare alla fase finale sotto la bandiera della Comunità degli Stati Indipendenti. Anche la Germania partecipava finalmente unita, completando il quadro di cambiamenti epocali nello scacchiere politico europeo. L’Italia non si qualificò, finendo proprio alle spalle dell’Urss nel girone eliminatorio. Gli svedesi padroni di casa furono sconfitti in semifinale dalla Germania (2-3), mentre Paesi Bassi e Danimarca arrivarono ai rigori dopo il 2-2 dei tempi supplementari, e fu decisivo l’errore dal dischetto dell’eroe del 1988, Van Basten.

La finale

26 giugno 1992 – Göteborg, stadio Ullevi

DANIMARCA-GERMANIA 2-0 (18′ Jensen, 78′ Vilfort)

CAPOCANNONIERE: a quota 3 reti Larsen (Den), Riedle (Ger), Bergkamp (Ned) e Brolin (Swe).

LA STELLA: faro delle manovre offensive della Danimarca, Brian Laudrup trascinò la sua nazionale all’unico grande successo internazionale della sua storia. Dopo gli esordi nel Brøndby, si consacrò nel Bayern Monaco prima del passaggio in Italia con Fiorentina e Milan (uno scudetto e una Champions anche se giocò pochissimo). Chiuse con Rangers, Chelsea, Copenhagen e Ajax.

 

Inghilterra 1996

“Football’s coming home”, 30 anni esatti dopo il Mondiale vinto in casa dai Tre Leoni. Le squadre partecipanti alla fase finale passarono da 8 a 16, con le gare a eliminazione diretta che vennero allargate dunque ai quarti di finale. L’Italia di Sacchi vice campione del mondo in carica venne eliminata nel girone, terminando a pari punti con la Repubblica Ceca (erede sportiva della Cecoslovacchia, divisasi tre anni prima) ma con lo scontro diretto sfavorevole. Edizione caratterizzata dal grande equilibrio: due match dei quarti si decisero ai rigori (Spagna-Inghilterra e Francia-Paesi Bassi), così come entrambe le semifinali (Francia-Repubblica Ceca e Germania-Inghilterra), mentre la finale tra Germania e Repubblica Ceca fu il primo incontro tra nazionali maggiori a essere deciso dal golden goal.

La finale

30 giugno 1996 – Londra, stadio Wembley

GERMANIA-REPUBBLICA CECA 2-1 dts (73′ e 95′ gg Bierhoff – 58′ rig. Berger)

CAPOCANNONIERE: non riuscì a sollevare il secondo trofeo della storia inglese, ma con 5 reti Alan Shearer contribuì notevolmente al raggiungimento della semifinale, poi persa ai rigori. Bomber di razza e miglior marcatore nella storia della Premier (260 reti), vestì le maglie di Southampton, Blackburn e Newcastle. Nel 1998 fu capitano al mondiale francese, ma anche in questa occasione la maledizione dei rigori colpì gli inglesi, fuori agli ottavi con l’Argentina.

LA STELLA: Matthias Sammer, eletto miglior giocatore della manifestazione, e che in virtù di questo trionfo conquistò anche il Pallone d’oro. Libero carismatico, tecnico e in grado anche di trovare spesso la via del gol, iniziò nella Dinamo Dresda e proseguì la carriera con Stoccarda, Inter e Borussia Dortmund. Dopo l’unificazione della Germania fu uno dei pochi tedeschi dell’est a diventare punto fermo della nuova nazionale.

 

Belgio e Paesi Bassi 2000

L’edizione del 2000 rappresentò la prima organizzata in maniera congiunta da due Paesi. L’Italia di Zoff fu protagonista assoluta, battendo in semifinale gli olandesi padroni di casa. Dopo il rosso a Zambrotta, gli Orange fallirono ben due rigori nei 90′ (uno parato da Toldo e uno sul palo), e la gara non si sbloccò. Toldo si superò neutralizzando altri due tiri dal dischetto nella serie finale, mentre Totti calciava il celebre rigore a cucchiaio (come Panenka nel ’76) trascinando gli Azzurri alla finale. Finale però sfortunata, visto che la Francia (che aveva battuto in semifinale il Portogallo al golden goal su rigore) pareggiò il gol di Delvecchio soltanto al 93′, per poi vincere ancora al golden goal nei supplementari  e confermandosi dopo il Mondiale del 1998.

La finale

2 luglio 2000 – Rotterdam, stadio De Kuip

FRANCIA-ITALIA 2-1 dts (93′ Wiltord, 103′ gg Trezeguet – 55′ Delvecchio)

CAPOCANNONIERE: con 5 reti vinsero il titolo a pari merito Milosevic e Kluivert. Il serbo (anche se nel 2000 la nazionale si chiamava ancora Jugoslavia) segnò valanghe di gol nel Partizan prima di passare ad Aston Villa, Saragozza, Parma, Espanyol, Celta, Osasuna e Rubin Kazan. L’olandese, considerato uno dei migliori attaccanti dei suoi tempi, esordì invece nell’Ajax passando poi a Milan e Barcellona, prima di chiudere con Newcastle, Valencia, PSV e Lille. Vinse una Champions con l’Ajax nel 1995.

LA STELLA: simbolo della Francia già campione del mondo nel 1998, il fenomeno della Juve Zinedine Zidane trascinò i Galletti al bis. Centrocampista di tecnica squisita, senza dubbio uno dei migliori dell’era moderna, vinse il Pallone d’oro nel 1998, oltre alla Champions con il Real Madrid nel 2002. Nel 2006 andò vicino al secondo Mondiale con la sua nazionale ma fu sconfitto in finale dall’Italia, e lasciò ingloriosamente il campo espulso in seguito alla testata a Materazzi.

 

Portogallo 2004

Altra edizione sorprendente dopo quella del 1992: il titolo andò incredibilmente alla Grecia, partita senza alcun tipo di ambizione. Gli ellenici di Rehhagel passarono il girone col brivido, ma dai quarti in poi si dimostrarono squadra solidissima, vincendo tre volte per 1-0 e compiendo così una delle imprese più inattese di sempre. L’Italia di Trapattoni venne eliminata nel girone dopo la celeberrima presunta “torta” tra Svezia e Danimarca (2-2). In semifinale i greci superarono la Repubblica Ceca, mentre il Portogallo padrone di casa ebbe la meglio sui Paesi Bassi (2-1).

La finale

4 luglio 2004 – Lisbona, stadio da Luz

GRECIA-PORTOGALLO 1-0 (57′ Charisteas)

CAPOCANNONIERE: con 5 reti fu Milan Baros, uno dei migliori attaccanti della storia ceca nonostante i molti infortuni. Dopo gli esordi nel Banik Ostrava passò al Liverpool, con cui vinse la Champions nel 2005. Vestì anche le maglie di Aston Villa, Lione e Galatasaray, prima di tornare in patria.

LA STELLA: miglior giocatore della manifestazione fu Theodoris Zagorakis, fulcro pensante del centrocampo greco e al quinto posto nella classifica relativa al Pallone d’oro di quell’anno. Agli esordi in patria con Kavala e Paok seguì il passaggio al Leicester, con cui vinse la coppa di lega inglese nel 2000. Tornato in Grecia all’AEK, dopo l’Europeo vinto approdò al Bologna e chiuse infine la carriera ancora al Paok.

 

Storia dei Campionati Europei: da Francia 1960 a Francia 2016!

 

Austria e Svizzera 2008

L’Europeo del 2008 diede inizio all’epoca dell’imbattibile Spagna, con le Furie Rosse che conquistarono il secondo titolo europeo per poi ripetersi prima nel Mondiale del 2010 e poi nell’Europeo successivo. Austria e Svizzera ottennero l’organizzazione, confermando la consuetudine sempre più diffusa delle candidature congiunte. L’Italia di Donadoni, campione del mondo in carica, superò il girone ma venne eliminata ai quarti proprio dalla Spagna ai calci di rigore, dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari. In semifinale gli iberici sconfissero facilmente la Russia per 3-0, mentre la Germania ebbe la meglio sulla Turchia soltanto al 90′ (3-2).

La finale

29 giugno 2008 – Vienna, stadio Ernst Happel

SPAGNA-GERMANIA 1-0 (33′ Torres)

CAPOCANNONIERE: El Guaje David Villa, che con 4 reti trascinò la Spagna fino all’atto finale. Miglior marcatore di sempre della nazionale spagnola con 59 reti, vinse anche i Mondiali del 2010, mentre fu costretto a saltare gli Europei del 2012 per infortunio. Segnò ovunque: fin dallo Sporting Gijon e dal Saragozza per arrivare a Valencia (108 gol in 166 gare), Barcellona (con cui vinse la Champions nel 2011), Atletico Madrid e New York City. Ha chiuso la carriera nel 2020 con il Vissel Kobe in Giappone.

LA STELLA: forse principale fautore dei successi spagnoli in quegli anni insieme a Iniesta, Xavi Hernandez è stato uno dei registi più forti di sempre. Con il Barcellona ha vinto tutto: otto campionati, quattro Champions, due Mondiali per club, coppe e supercoppe varie. Due Europei e un Mondiale con le Furie Rosse, e per tre volte di fila (2009-2011) terzo nella classifica del Pallone d’oro.

 

Polonia e Ucraina 2012

Ancora una doppia candidatura, che nella scelta del Paese ospitante superò a sorpresa la favorita candidatura italiana. Gli Azzurri di Cesare Prandelli disputarono un ottimo Europeo, classificandosi nel girone al secondo posto dietro la Spagna (1-1 nello scontro diretto), e superando poi Inghilterra nei quarti ai calci di rigore (0-0 al 120′). In semifinale impresa contro la favorita Germania grazie alla doppietta di Balotelli (2-1), mentre la Spagna sconfisse a fatica il Portogallo soltanto ai calci di rigore. La finale, nettamente vinta dagli iberici, è quella con il maggior scarto nella storia della competizione.

La finale

1° luglio 2012 – Kiev, stadio Olimpico

SPAGNA-ITALIA 4-0 (14′ Silva, 41′ Alba, 84′ Torres, 88′ Mata)

CAPOCANNONIERE: ben sei calciatori raggiunsero quota 3 reti: Cristiano Ronaldo (Por), Torres (Spa), Dzagoev (Rus), Balotelli (Ita), Mandzukic (Cro) e Gomez (Ger).

LA STELLA: quattro anni dopo Xavi, il riconoscimento per il miglior calciatore della manifestazione andò a Don Andres Iniesta, l’altro cervello delle Furie Rosse. Centrocampista sublime, in grado di gestire il pallone a proprio piacimento, è stato protagonista dei due Europei e del Mondiale vinto dalla Spagna, così come dei vari titoli conquistati con il Barcellona: nove campionati, quattro Champions, tre Mondiali per club, e altri ancora. Nel 2010 si è classificato secondo nella classifica del Pallone d’oro dietro soltanto a Messi. Ancora in attività, milita nel Vissel Kobe in Giappone.

 

Francia 2016

L’edizione del 2016 segna un nuovo cambiamento nella formula: le squadre ammesse alla fase finale passano infatti da 16 a 24. Qualificate (oltre al Paese ospitante) le prime due dei nove gironi di qualificazione più la migliore terza, e le vincenti dei quattro spareggi tra le rimanenti terze. I gironi nella fase finale passano dunque da quattro a sei, oltre alle prime due si qualificano per gli ottavi anche le quattro migliori terze. L’Italia di Conte parte bene vincendo il girone davanti al favorito Belgio (2-0 nello scontro diretto), e trionfando anche sulla favorita Spagna per 2-0 agli ottavi. Ai quarti, però, il sogno viene interrotto dalla Germania: 1-1 al 120′ e vittoria teutonica dopo una lunghissima serie di ben nove rigori.

In finale vanno il Portogallo di Ronaldo, che supera in semifinale il sorprendente Galles per 2-0, e la Francia padrona di casa, che ha la meglio sulla Germania con identico risultato. A sorpresa (anche perché CR7 si fa male dopo pochi minuti ed è costretto a uscire dal campo) sono i lusitani a vincere, dopo aver sbloccato la gara ai supplementari.

La finale

10 luglio 2016 – Saint Denis, Stade de France

PORTOGALLO-FRANCIA 1-0 dts (109′ Eder)

CAPOCANNONIERE: con 6 reti si impone Le petit diable Antoine Griezmann, che dopo questa delusione saprà rifarsi come tutti i suoi compagni due anni più tardi ai Mondiali. Dopo il debutto con la Real Sociedad, passa prima all’Atletico Madrid e poi al Barcellona. Considerato uno dei migliori attaccanti dell’attuale panorama calcistico, ha vinto un’Europa League con l’Atletico.

LA STELLA: la delusione per non aver inciso nella finale che ha portato al fin qui unico grande successo della sua nazionale è molta, ma Cristiano Ronaldo resta l’anima dei rossoverdi. Il fuoriclasse di Funchal ha suggellato così la sua già straordinaria carriera, che lo ha consacrato come uno dei più forti calciatori di tutti i tempi. Cinque Palloni d’oro, quattro Scarpe d’oro, cinque Champions League, tre Mondiali per club oltre a vari campionati nazionali, coppe e supercoppe. Dopo gli esordi allo Sporting Lisbona, ha scritto la storia di top club come Manchester United, Real Madrid (dove totalizza la cifra folle di 311 reti in 292 partite) e Juventus.

 

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