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Tupac, nel nuovo processo per la morte del rapper l’ipotesi della vendetta

Foto AP-LaPresse - Tutti i diritti riservati

Nessuna verità giudiziaria, decine di ipotesi e teorie investigative. Ma ora potrebbe arrivare la svolta. Trent’anni dopo l’omicidio dello storico rapper Tupac Shakur, avvenuto nel settembre del 1996 a Las Vegas, entra nel vivo il processo contro Duane ‘Keffe D’ Davis. Secondo l’accusa il 63enne, arrestato nel 2023, avrebbe organizzato l’agguato per vendetta, pur non essendo l’esecutore materiale, come ha dichiarato Binu Palal, vice procuratore capo della Contea di Clark. “Davis non ha premuto il grilletto. Ma ha pianificato la sparatoria per vendicare il pestaggio di suo nipote”, ha detto Palal ai giurati all’inizio del processo nel corso del quale spera di dimostrare l’esistenza del mandante dell’omicidio del rapper. I pubblici ministeri affermano che David 63 anni, abbia fornito l’arma alla persona che ha ucciso Shakur, vittima di un agguato la notte tra il 7 e l’8 settembre mentre era in auto nelle strade di Las Vegas. Raggiunto da quattro colpi, il rapper – diventato fin dal suo primo album nel 1991 una figura centrale nella comunità afroamericana – fu ricoverato in ospedale in gravi condizioni e morì pochi giorni dopo, il 13 settembre. Davis si è sempre dichiarato non colpevole e il suo avvocato, durante l’arringa iniziale della difesa, ha definito la ricostruzione dell’accusa “pura invenzione”.

Tupac, nel nuovo processo per la morte del rapper l’ipotesi della vendetta
(Steve Marcus/Pool via AP)

In aula il video del pestaggio del nipote dell’accusato da parte della crew di Shakur

Ma per Paral dinamica e movente sono molto chiari. In aula ha mostrato alla giuria un video in cui l’entourage di Shakur aggredisce il nipote di Davis, Orlando “Baby Lane” Anderson, fuori dall’MGM Grand, poche ore prima della sparatoria del 7 settembre 1996. Davis trascorse le due ore successive a pianificare la sua vendetta, ha affermato Palal, e Shakur “fu ucciso per vendetta”. Ora, 30 anni dopo, “vi chiediamo di ritenere finalmente Davis responsabile”, ha aggiunto Palal che ha inoltre mostrato alla giuria il libro di memorie del 2019 di Davis, “Compton Street Legend”, scritto in collaborazione con altri autori, che l’accusa intende utilizzare e che la difesa ha cercato di escludere dal processo, insieme a diverse interviste dell’imputato.”Scoprirete che Duane Davis ha procurato la pistola. Scoprirete che è salito su una Cadillac bianca. Scoprirete che, quando si è presentata l’occasione per vendicarsi, si è assicurato che gli uomini armati fossero equipaggiati e pronti a mettere in atto la vendetta. E, cosa ancora più sorprendente, scoprirete tutto questo dalla viva voce di Duane Davis”, ha detto Paral. Davis, in abito blu e cravatta, nel corso dell’udienza sedeva in silenzio con le mani giunte sul tavolo di fronte a sé, annuendo di tanto in tanto mentre il suo avvocato pronunciava la sua arringa iniziale. E spesso si guardava intorno durante la testimonianza per vedere chi fosse presente tra il pubblico. “Quello che vi stanno raccontando, lo presentano come un fatto, quando in realtà è pura finzione. Non ci sono fatti”, ha affermato il suo legale Michael Sanft.

Tupac, nel nuovo processo per la morte del rapper l’ipotesi della vendetta

Tupac resta un’icona del rap

Shakur rimane un’icona culturale ed è considerato uno dei rapper più influenti e versatili di tutti i tempi, nonostante sia morto a soli 25 anni. Nel 1992 fondò il gruppo Thug Life insieme a Big Syke. Nel 1993 uscì il suo secondo album Strictly 4 My Niggaz, album con tracce politiche e di carattere sociale che portò Shakur al successo internazionale e che gli permise di organizzare diversi tour intorno al 1993-1994, anche in giro per l’Europa, nonché di conoscere il rapper The Notorious Big. Shakur, due anni anni prima della sua morte, fu vittima di un agguato nel novembre del 1994, mentre si trovava ai Quad Studios per registrare una strofa per un amico. Fu ferito da cinque colpi d’arma da fuoco in diverse parti del corpo, tra cui la testa. Ma si riprese e tornò a comporre l’album ‘Me Against the World’ (registrato nel 1993-1994) in cui sfogò maggiormente la sua frustrazione dando più spazio alla sua intimità e alla sua debolezza.

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