“Mi chiamo Roman, ho 11 anni, sono ucraino e ora vivo a Lviv (Leopoli). Il 13 luglio 2022 io e mia madre eravamo in una clinica a Vinnytsya e lì sono arrivati tre missili russi. Quella è stata l’ultima volta che ho visto mia madre“. Il racconto dell’undicenne ucraino Roman Oleksiv ha scosso i presenti e fatto scoppiare in lacrime l’interprete a un evento al Parlamento europeo di Bruxelles mercoledì scorso, 10 dicembre. “L’ultima volta che ho potuto salutarla. L’ho vista schiacciata sotto le pietre, e vedevo solo i suoi capelli. Li ho accarezzati e ho iniziato a scavare. Sono stato in coma 100 giorni, ho subito 36 operazioni e quasi tre anni di cure”, precisa Roman. “Volevo dirvi che insieme siamo forti e che non dovete mai arrendervi. Aiutate i bambini ucraini”, ha aggiunto il bambino, che continua a coltivare il suo sogno di ballare e che ha ispirato il cortometraggio “Romchyk”, ideato e prodotto da Kostiantyn Bidnenko, proiettato all’evento “Frammenti d’infanzia” promosso dalla vicepresidente del Parlamento europeo Sabine Verheyen (Cdu-Ppe) e dall’eurodeputata Monika Hohlmeier (Csu-Ppe) in collaborazione con la Missione Ucraina.
A seguire sono stati presentati anche il cortometraggio “Chili”, regia di Tatyana Troitska, con la presenza di Vlad Troitskyi, curatore del progetto, una riflessione poetica sul mondo interiore di un bambino in tempo di guerra. E “Children for Putin” (Uprooted), un documentario investigativo diretto da Vitalii Havura sulla deportazione sistematica e la manipolazione ideologica dei bambini ucraini da parte della Federazione Russa.
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