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Ucraina, l’Ue mette al sicuro gli asset russi: corsa contro il tempo sul prestito a Kiev

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Un altro tassello è stato fissato. Mentre si cerca di convincere il Belgio, dove risiede la società depositaria di gran parte dei titoli della Banca centrale russa, ad accettare l’uso degli asset russi immobilizzati per garantire un prestito da 90 miliardi per l’Ucraina, gli Stati membri hanno dato via libera all’uso dell’articolo 122 del Tfue che permette di congelare gli asset russi in modo indefinito senza dover sottostare al rinnovo semestrale delle sanzioni alla Russia, con il relativo requisito dell’unanimità. In tal caso non c’è più il potere di veto di Stati come l’Ungheria. Il ricorso al 122 viene considerato giustificato da circostanze eccezionali e da gravi rischi economici causati dall’aggressione russa. Il regolamento, la cui votazione si è conclusa nel pomeriggio per procedura scritta, è stato votato da 25 Stati membri. A votare contro solo Ungheria e Slovacchia. “Stiamo inviando un forte segnale alla Russia. Si tratta di un messaggio potente per l’Ucraina. Vogliamo assicurarci che il nostro coraggioso vicino diventi ancora più forte sul campo di battaglia e al tavolo dei negoziati”, commenta entusiasta la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Oggi abbiamo dato attuazione all’impegno” dei leader nello scorso vertice e il “prossimo passo è garantire i bisogni finanziari dell’Ucraina per il 2026-27”, rimarca il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.

La mossa, infatti, apre la strada per l’uso degli asset russi per il prestito di riparazione a Kiev, che sembra la soluzione su cui tutti stanno lavorando in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre. L’altra, quella del prestito basata sul bilancio Ue, ovvero facendo debito comune, non è al momento la più gettonata. “L’Italia è favorevole a stabilizzare la situazione, votiamo a favore e poi si aprirà un dibattito politico al Consiglio su quello che sarà lo strumento migliore per aiutare l’Ucraina”, ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine del meeting Ppe ad Heidelberg, in Germania. “Il Consiglio europeo della prossima settimana sarà storico. Dobbiamo assicurare al popolo ucraino che siamo dalla sua parte, considerando che non ci sono più finanziamenti da parte degli americani”, aggiunge dallo stesso palco il presidente del Partito popolare europeo, Manfred Weber.

Di certo si opporranno i due sovranisti ungherese e slovacco Viktor Orban e Robert Fico, che hanno già espresso il loro forte ‘no’. Per il leader magiaro, sodale di Trump, “oggi i ‘brussellesi’ hanno attraversato il Rubicone, abolendo il requisito dell’unanimità con un solo tratto di penna, il che è chiaramente illegale”. E Budapest già minaccia di ricorrere alla Corte di giustizia dell’Ue contro il provvedimento. Mentre il Belgio sembra più aperturista, sulla scia dei toni più morbidi della presidente della Bce, Christine Lagarde, sull’ultima proposta della Commissione – “è la più vicina che abbia visto finora a qualcosa di conforme ai principi del diritto internazionale” -, Euroclear, la società belga depositaria di 180 miliardi di asset russi congelati su un totale di 210, sembra meno tranquilla. E’ stata subito oggetto di una prima causa intentata dalla Banca di Russia presso il tribunale arbitrale di Mosca per ottenere il risarcimento dei danni causati. Per la Commissione europea non ci dovrebbero essere problemi. “L’Ue ritiene che questi depositari centrali di titoli possano compensare qualsiasi sequestro in Russia con beni immobilizzati detenuti qui”, afferma il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, secondo cui dovremmo “aspettarci che la Russia continui ad avviare procedimenti legali speculativi per impedire all’Ue di rispettare il diritto internazionale e per far valere l’obbligo legale della Russia di risarcire l’Ucraina per i danni causati loro”.

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