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La storia dei Mondiali: albo d’oro, protagonisti e curiosità! Da Uruguay 1930 a Brasile 1950!

Storia dei Mondiali 1930-1950: albo d'oro, avvenimenti, protagonisti e curiosità! Ripercorriamo insieme le tappe che hanno scandito momenti indimenticabili per i tifosi di tutti i Paesi!
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Storia dei Mondiali 1930-1950: partite, avvenimenti, protagonisti e curiosità sui Campionati del Mondo! Ripercorriamo insieme le tappe che hanno scandito momenti indimenticabili per i tifosi di tutti i Paesi!

Storia dei Mondiali 1930-1950. Proseguiamo con la nostra marcia di avvicinamento a Qatar 2022 facendo un passo indietro, e ripercorrendo insieme gli eventi e i protagonisti che hanno fatto grande la storia dei Mondiali nel tempo. Una storia che è la stessa dei popoli e delle nazioni partecipanti, che nelle selezioni calcistiche hanno sempre espresso il proprio modo di essere. Tanti dei campioni che hanno sollevato la coppa sono stati un vero e proprio simbolo, non solo per i tifosi ma anche per la società e il tempo nel quale sono vissuti. Cominciamo dunque questa carrellata sulla Storia dei Mondiali 1930-1950 raccontando i primi Mondiali, negli anni complessi che vanno dalla ripresa post primo conflitto mondiale al secondo dopoguerra.

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Storia dei Mondiali 1930-1950: albo d’oro, protagonisti e curiosità!

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Uruguay 1930: trionfo “Oriental” nell’anno del centenario contro i rivali di sempre argentini

Storia dei Mondiali 1930-1950. L’organizzazione della prima edizione del Mondiale venne affidata all’Uruguay (allora la nazionale da battere, vincitrice delle Olimpiadi del 1924 e 1928), in occasione della celebrazione del centenario dell’indipendenza e della Costituzione nazionale. Fu ovviamente una rassegna molto diversa da quelle alle quali siamo abituati ad assistere: i giocatori erano all’epoca praticamente tutti dilettanti (e quindi sarebbero stati sottratti per settimane al proprio lavoro), la Fifa non possedeva i mezzi per un’organizzazione in grande stile, molte nazionali rifiutarono per i costi eccessivi del trasferimento. Sorsero in generale parecchie dispute tra le varie federazioni e tra le federazioni e i club, in un momento nel quale i rapporti tra le varie componenti del sistema calcistico erano ancora tutti da definire. La recente crisi del 1929, poi, complicò ulteriormente le cose.

La mediazione di Rimet

I Paesi partecipanti furono in gran parte provenienti dal continente americano, e solo quattro nazionali europee (Francia, Belgio, Jugoslavia e Romania) accettarono di prendere parte alla competizione, grazie alla mediazione del presidente Fifa Jules Rimet. Le prime due partite (che ebbero inizio il 13 luglio 1930 alle ore 15.00) furono dunque Francia-Messico (4-1) e Stati Uniti-Belgio (3-0). La prima rete in assoluto nella storia dei Mondiali venne segnata dal francese Lucien Laurent al 19′ di Francia-Messico.

LA FINALE

Come da pronostico, in finale giunsero l’Argentina, elegante e tecnica, a detta di molti la selezione più forte, e i padroni casa, tutti “garra” e contropiede. Erano del resto le stesse finaliste dell’Olimpiade del 1928. L’incontro venne disputato il 30 luglio 1930 allo Stadio del Centenario di Montevideo, costruito appositamente per il Mondiale, sotto una nevicata e davanti a quasi 70.000 spettatori. Il clima tra le due tifoserie fu a dir poco teso. Nel primo tempo dominarono gli argentini guidati da Ferreira e Varallo, quindi, dopo un intervallo decisamente nervoso all’interno dello spogliatoio di casa, capitan Nasazzi, “El Patron” Fernandez e “El Mago” Scarone trascinarono la Celeste verso il trionfo.

URUGUAY-ARGENTINA 4-2 (12′ Dorado, 57′ Cea, 68′ Iriarte, 89′ Castro – 20′ Peucelle, 37′ Stabile)

CAPOCANNONIERE: l’argentino Guillermo Stabile (8 reti), detto “El Filtrador”, ingaggiato dal Genoa poco dopo la conclusione del torneo. Segnò tre reti all’esordio contro il Bologna, ma i molti infortuni ne condizionarono l’esperienza italiana.

LA STELLA: José Nasazzi, terzino e capitano dell’Uruguay. Secondo alcuni uno dei più grandi giocatori della storia del calcio. Padre italiano e madre basca, soprannominato “El Mariscal” per le doti naturali da leader. Oltre al Mondiale, vinse quattro Coppe America, due ori olimpici e due titoli nazionali con il Nacional Montevideo.

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Storia dei Mondiali 1930-1950: albo d’oro, protagonisti e curiosità!

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Italia 1934: la nazionale di Vittorio Pozzo fa centro al primo tentativo

Storia dei Mondiali 1930-1950. Soltanto quattro anni dopo il primo Mondiale, la situazione nel mondo e in particolare in Europa era molto più tesa. Hitler era salito al potere, ed era già stata avviata quella catena di eventi che avrebbe portato al disastro della Seconda Guerra Mondiale. Mussolini ottenne l’organizzazione della competizione per poter rafforzare sempre più l’immagine del regime all’estero e favorire il sentimento unitario nazionale. Le due formazioni più forti del periodo (Uruguay e Argentina) non presero parte al torneo, visto il rifiuto da parte dell’Italia di partecipare al Mondiale di quattro anni prima: gli uruguayani non inviarono alcuna selezione, mentre gli argentini si presentarono con una rappresentativa minore.

Tra le federazioni sudamericane e quella italiana i rapporti non erano in ogni caso buoni, visto il fenomeno degli oriundi che in quegli anni spesso cambiavano casacca. I paesi britannici continuarono a rifiutarsi di partecipare, dal momento che si consideravano gli unici aventi diritto di organizzare tornei di questo genere e rifiutavano la svolta professionistica intrapresa dalla Fifa in difesa di un contesto olimpico e dilettantistico.

I meriti di Pozzo

L’Italia, allenata dal giornalista Vittorio Pozzo e composta in gran parte da giocatori della Juve, faceva dunque il suo esordio in un campionato del Mondo dopo le buone prestazioni ai tornei olimpici del 1924 e 1928. Pozzo fu un allenatore modernissimo: preparò il Mondiale con un ritiro diviso in due fasi mirato a curare parte atletica e tecnica, e riuscì a isolare completamente la squadra dalla stampa e dal pubblico per non creare distrazioni e cementare un gruppo il più solido possibile. Il tecnico rivisitò il “Metodo”, arretrando le mezzali dall’attacco al centrocampo, costruendo una squadra più equilibrata e propensa alla ripartenza.

Gli azzurri (la cui divisa era diventata tale nel 1911) superarono agevolmente gli Usa, quindi la coriacea Spagna e il Wunderteam austriaco in seguito a gare dure e con episodi molto contestati. Secondo alcuni il regime aveva fatto in modo di ottenere favoritismi arbitrali, ma le immagini non sembrano confermare la presenza di episodi clamorosi in favore dell’Italia. Il livello della nazionale era in ogni caso molto alto, come dimostrarono i successi ottenuti in quegli anni.

LA FINALE

La finalissima Italia-Cecoslovacchia venne disputata il 10 giugno 1934 allo stadio Nazionale di Roma, davanti a circa 50.000 tifosi. Fu una bella finale tra due ottime formazioni. I cechi potevano contare sul fenomenale portiere Planicka e sul centromediano Cambal, abile in copertura e raffinatissimo nel far ripartire l’azione. L’Italia raddrizzò il match a nove minuti dalla fine grazie a Orsi, quindi nei supplementari Pozzo operò un cambio tattico, e Schiavio trovò lo spazio per segnare il gol decisivo.

ITALIA-CECOSLOVACCHIA 2-1 dts (81′ Orsi, 95′ Schiavio – 71′ Puc)

CAPOCANNONIERE: il ceco Oldrich Nejedly (5 reti), mezzala sinistra offensiva espressione pura del “Metodo” danubiano. Forte tecnicamente e rapidissimo in area di rigore, vinse quattro titoli nazionali e una Coppa dell’Europa centrale con la maglia dello Sparta Praga.

LA STELLA: Raimundo Orsi, oriundo argentino passato all’Italia nel 1929. Grandissima ala sinistra, tutta guizzi e cambi di direzione, e dal tiro micidiale con entrambi i piedi. Dopo le Olimpiadi del 1928 con la maglia albiceleste lo acquistò la Juventus, e la trattativa fece scalpore. Nel 1935 tornò poi in Sudamerica.

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Storia dei Mondiali 1930-1950: albo d’oro, protagonisti e curiosità!

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Francia 1938: l’Italia firma la doppietta in un’edizione avvelenata dalle tensioni internazionali

Storia dei Mondiali 1930-1950. Dopo i Giochi Olimpici di Berlino (nei quali fu ancora l’Italia, dopo il Mondiale del ’34 a conquistare l’oro), si disputarono gli ultimi campionati mondiali prima dello scoppio della guerra. Il clima era già pesante, e le varie tensioni internazionali giocarono un ruolo significativo. La fortissima Austria di Sindelar (quarta nel ’34 e seconda alle Olimpiadi del ’36), dovette abbandonare la competizione in seguito all’Anschluss tedesca, mentre la Spagna non fu nemmeno in grado di giocare le qualificazioni a causa della guerra civile. Il Giappone diede forfait a causa della sanguinosa guerra con la Cina. Gli italiani furono duramente contestati dai tifosi francesi, a causa del saluto romano e della divisa nera voluta dal Fascio.

L’aereo per Parigi

Fu la prima edizione nella quale Paese ospitante e campione in carica vennero ammessi di diritto. Ancora una volta, Uruguay e Argentina rifiutarono di partecipare, poiché sostenevano la necessità di rispettare il principio dell’alternanza Europa-Sudamerica nell’assegnazione della sede; l’unica nazione sudamericana fu ancora il Brasile. Carioca che si presentavano con serissime ambizioni di vittoria, ma forse con troppa fiducia: prima della semifinale contro l’Italia prenotarono per intero l’unico aereo da Marsiglia per la finale di Parigi, ma le reti di Colaussi e Meazza spezzarono il sogno brasiliano di vincere il primo Mondiale. Gli italiani dovettero raggiungere Parigi arrangiandosi in treno.

Per la prima volta i tifosi assistono al “passo doppio”, portato alla ribalta da Amedeo Biavati, che suscitò grande ammirazione e fu persino studiato dagli operatori cinematografici. Prestazione da ricordare per la Svizzera, che grazie a un ferreo catenaccio superò a sorpresa la favorita Germania (che aveva inoltre fagocitato i migliori giocatori austriaci).

LA FINALE

L’Italia di Pozzo proseguì nel momento d’oro e giunse così in finale contro l’Ungheria. La gara venne disputata il 19 giugno 1938 allo stadio Olympique di Colombes, nei dintorni di Parigi, davanti a circa 60.000 spettatori. La BBC trasmise la partita in diretta, per la prima volta nella storia. Fu un concentrato di grande calcio ed emozioni, fra due nazionali che si trovavano all’apice della loro espressione calcistica. Gli ungheresi vivranno il miglior periodo con il ciclo di Puskas e Hidekguti negli anni ’50, ma già questa selezione preannunciava l’altissima qualità del calcio magiaro. Gli attaccanti Sarosi e Zsengeller erano le stelle assolute.

ITALIA-UNGHERIA 4-2 (6′, 35′ Colaussi, 16′, 82′ Piola – 8′ Titkos, 70′ Sarosi)

CAPOCANNONIERE: il brasiliano Leonidas da Silva (7 reti), detto “Diamante nero” e anche “Uomo di gomma” perché piccolo, mobile e agilissimo. Per nostra fortuna non disputò la semifinale perché acciaccato. Stella del Penarol, quindi di Vasco, Botafogo e Flamengo.

LA STELLA: Giuseppe Meazza, uno dei talenti più puri del calcio italiano di sempre. Esordì nell’Inter a 17 anni, con la maglia nerazzurra mise a segno ben 239 reti in 348 partite. Chiuse poi la carriera tra Milan, Juventus e Atalanta a cavallo della guerra. Grande classe, maestro del dribbling e del tocco di palla.

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Storia dei Mondiali 1930-1950: albo d’oro, protagonisti e curiosità!

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Brasile 1950: la Celeste scrive la storia al Maracanà e getta nel dramma una nazione intera

Storia dei Mondiali 1930-1950. Tra macerie, povertà e tante ferite aperte, il mondo provava a risollevare la testa. Il Brasile, che già avrebbe potuto ottenere con buona probabilità l’eventuale edizione del 1942, ottenne facilmente l’organizzazione del Mondiale, visto che l’Europa era ancora un grande campo di battaglia. Germania Ovest e Giappone furono escluse d’ufficio, così come nelle Olimpiadi del 1948. L’Italia, invece, venne invitata, anche se molte cose erano cambiate dai tempi dello squadrone di Pozzo. Il calcio azzurro, inoltre, era ancora sotto shock per la tragedia di Superga avvenuta solamente un anno prima. La nazionale era perciò molto indebolita, e ancora scossa: la delegazione rifiutò infatti di recarsi in Brasile in aereo, e optò per una massacrante traversata in mare che rese i giocatori stanchi e debilitati.

Flop inglese

Molte furono le nazionali costrette a dare forfait, a causa delle precarie condizioni economiche e sociali. La formula fu stravolta per aumentare il numero delle partite e i conseguenti incassi: la vittoria venne infatti decisa da un girone all’italiana finale, cosa unica nella storia dei Mondiali. Per la prima volta, le nazionali britanniche accettarono di partecipare, e il loro girone di qualificazione fu vinto dall’Inghilterra. Inglesi che, però, uscirono clamorosamente al primo turno: dopo la vittoria contro il Cile, arrivò infatti un’incredibile sconfitta per 1-0 contro i dilettanti statunitensi (il cosiddetto “Miracolo di Belo Horizonte”), che segnò uno dei momenti più tragici della storia calcistica inglese. La stampa e i tifosi si rifiutavano di crederci (molte agenzie, credendo a un errore, trasmisero il risultato come 10-1), ma quando anche la gara contro la Spagna fu persa per 1-0, i britannici capirono che forse l’isolamento degli ultimi decenni si era rivelato una scelta sbagliata.

Un trionfo annunciato?

Tutto in casa brasiliana venne preparato con estrema cura: venne fissato un lungo ritiro e furono convocati i migliori talenti del calcio carioca e paulista senza le preclusioni del passato. Il Maracanà, il più grande stadio del mondo con i suoi 200.000 spettatori di capienza, venne costruito appositamente per essere il teatro dell’immancabile trionfo brasiliano. La selezione era davvero fortissima, e nelle prime partite incantò letteralmente per estro, velocità e tecnica. Nel girone che avrebbe decretato la squadra vincitrice, i padroni di casa superarono facilmente Svezia e Spagna. L’Uruguay, invece, pareggiò con la Spagna e vinse a fatica con gli scandinavi. L’ultima partita tra Brasile e Uruguay, dunque, ebbe tutti i crismi di una finale

LA FINALE

La gara si disputò al Maracanà di Rio de Janeiro il 16 luglio 1950, davanti ad almeno 170.000 persone. Tutto sembrava pronto per la vittoria brasiliana, in un clima di festa e celebrazione nazionale. Il Brasile poteva contare sulla celebre “Diagonal”: il tridente offensivo formato da Zizinho, Ademir e Jair. La squadra era straordinaria, ma (come storicamente capita ai verdeoro) troppo vanitosa e sbilanciata in avanti. Gli uruguaiani, pur validissimi tecnicamente, si schieravano con un modulo più difensivo e attento dal punto di vista tattico. Schiaffino e Ghiggia erano le stelle di un sistema di gioco concreto ed equilibrato, anche se meno spettacolare.

Dopo la rete iniziale brasiliana, Schiaffino pareggiò i conti in contropiede. Ai padroni di casa bastava un pareggio per laurearsi campioni, ma, invece di difendersi, caricarono gli avversari cercando a tutti i costi una vittoria che il pubblico e l’onore imponevano. Ghiggia, ancora in contropiede, decretò la vittoria della Celeste vent’anni dopo il primo Mondiale, e gettò nella sconforto e nello psicodramma collettivo una nazione intera.

URUGUAY-BRASILE 2-1 (66′ Schiaffino, 79′ Ghiggia – 47′ Friaça)

CAPOCANNONIERE: il brasiliano Ademir (9 reti), progenitore del moderno “falso nueve”. Forte di testa e precisissimo nel tiro, abile nella manovra e negli inserimenti, giocò nel Vasco e nella Fluminense. Vinse cinque titoli carioca e una Coppa America.

LA STELLA: Juan Alberto Schiaffino, cuore pulsante della nazionale uruguayana. Uno dei più grandi di sempre, in grado di unire alla tecnica sopraffina e alle doti da solista la qualità di aiutare concretamente i compagni e integrarsi perfettamente nell’impianto di gioco. In pratica decise la finale, con gol e assist. Dopo tre titoli nazionali con la maglia del Peñarol, passò al Milan nel 1954.

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